Storia e cultura della Regione

Piacenza - Bobbio: il Ponte Gobbo o Ponte del Diavolo

foto1.jpgNel Medioevo la costruzione di un ponte veniva considerata un’opera prodigiosa. Per questo la realizzazione di simili manufatti ha dato origine a molte leggende, che spesso avevano come protagonista il diavolo: congiungere due luoghi che Dio aveva voluto separati era visto da molti come un’opera “diabolica”.
Secondo un’antica leggenda, san Colombano, monaco irlandese del VII secolo, era ansioso di portare la parola di Dio alle popolazioni che vivevano sull’altra sponda del fiume Trebbia all’altezza del paese di Bobbio. Il maligno gli promise di costruire il ponte in una sola notte, in cambio della prima anima mortale che lo avrebbe attraversato. Il santo accettò. Nella notte, il diavolo convocò vari diavoletti che lo aiutarono nell’opera muratoria, reggendo le volte del ponte. I demoni erano di statura diversa e così le varie arcate del ponte vennero fuori di dimensioni varie.
Al mattino, il diavolo si appostò all’estremità del ponte, per esigere il suo compenso. Ma san Colombano lo gabbò facendo passare sul ponte, al posto di un uomo, il suo povero cagnetto sofferente e molto malato (alcuni dicono si trattasse di un orso). Il diavolo, inferocito, se ne tornò all’inferno, non prima però di avere sferrato un calcio al suo manufatto, che da allora è anche sghembo. Si dice che nella cripta della Chiesa di san Colombano ci siano ancora le orme dello sventurato animale che fece da cavia.
Il Ponte Gobbo, detto anche Ponte Vecchio o, appunto, Ponte del Diavolo, è una costruzione di origine romana che ha subìto durante i secoli numerosi rifacimenti. La costruzione sovrastante risale al VII secolo ma al di sotto si sono ritrovate tracce di un ponte più antico, precedente all’arrivo di Colombano. Il ponte, che si caratterizza per un andamento ondulato, la sregolatezza delle arcate e la carreggiata abbastanza stretta, è lungo 280 metri e unisce le due sponde del fiume attraverso una complicata successione di 11 campate irregolari, che si differenziano per luce e per altezza, creando un percorso a saliscendi che corre da un capo all’altro. Il Ponte di Bobbio, oggi adibito solo a passaggio pedonale, è il simbolo stesso della città di san Colombano, nonché una delle strutture architettoniche più strane e originali in Italia.
Fino al XVI secolo il ponte era composto di pochi archi: un grande arco alla sponda destra del Trebbia con tre archi più piccoli. Nel corso degli anni le piene del fiume hanno inferto parecchie ferite al ponte in pietra, che è stato sempre pazientemente ricostruito, anche con modifiche sostanziali, per migliorarne la sicurezza e la robustezza. Verso il 1590 si cominciò ad allungarlo verso la sponda sinistra, su disegno del maestro Magnano da Parma, e nel corso del XVII secolo il ponte arrivò ad avere 11 arcate.
Per secoli il ponte fu meta di pellegrini e processioni religiose: sugli argini sottostanti furono costruite croci e realizzate immagini votive, alcune di esse tuttora visibili.

 
Bibliografia

 
Bobbio. Ritratto di una città , Bobbio (Piacenza), La Trebbia, 2002.
B. Boccaccia, P. Delfanti, A. Zavattarelli, Bobbio Città d’Europa, Bobbio (Piacenza), Edizioni Pontegobbo, 2000.
Bobbio, una citta. Cronache, storie, leggende, a cura dell’Associazione Amici di san Colombano, senza luogo di edizione, Columba, 1970.

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Pubblicato il 22/02/2012 — ultima modifica 22/02/2012
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