Storia e cultura della Regione

Uomini e comunità protagonisti all'estero

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Le storie di integrazione riuscita dei nostri corregionali all’estero sono numerose. Si va da Anacleto Angelini, originario di Ferrara, l’uomo più ricco del Cile e, secondo la rivista americana Forbes, uno dei più ricchi dell’America Latina (è a capo di un impero nei settori petrolifero e forestale valutato oltre 15 mila miliardi di lire), a Frank Berni, originario di Bardi e da poco scomparso, la cui società vantava una catena di 283 ristoranti sparsi in tutta l’Inghilterra, con un fatturato superiore a quello della Fiat. Altro esempio di successo è stato Luigi Papaiz, partito da Bologna nel 1952 per il Brasile, dove ha messo in piedi la prima holding della serratura in Sud America: oggi se in Brasile apri una porta, quasi certamente la maniglia è Papaiz.

Abbiamo molti altri protagonisti che hanno lasciato una forte impronta nei paesi ospitanti. Tra questi: Guido Jacobacci, modenese, al quale si deve la costruzione delle Ferrovie della Patagonia e il cui nome è rimasto nella toponomastica argentina (dal 1925 una cittadina della provincia di Rio Negro si chiama Ingeniero Jacobacci); Felice Pedroni, pure modenese, che nel 1904 scoprì l’oro in Alaska e fondò la città di Fairbanks; Pietro Marrubi, un garibaldino di Piacenza che, perseguitato dalla polizia austriaca, si rifugiò in Albania dove nel 1858 aprì il primo atelier fotografico del paese; Agostino Codazzi di Lugo, celebrato recentemente a Caracas con un convegno internazionale, eroe del Venezuela e della grande Colombia, di cui tracciò i confini nell’Ottocento; Ermanno Stradelli, esploratore-archeologo piacentino alla ricerca delle foci dell’Orinoco e autore del primo vocabolario in lingua india; Adamo Boari, architetto ferrarese apprezzato da Frank Lloyd Wright e autore del Palazzo delle Belle Arti di Città del Messico; un altro celebre architetto è Carlos Zucchi, al quale si deve il Teatro Solìs di Montevideo; Carlo Preda, piacentino, che nel 1949 presentò al pubblico la sua motocicletta, la prima costruita interamente in Argentina; Emilio Rosetti di Forlimpopoli, padre dell’ingegneria argentina e autore di un grandioso progetto di ferrovia attraverso le Ande; Antonio Landi, architetto bolognese allievo di Ferdinando Bibiena che progettò chiese, fattorie, zuccherifici a Belem, in Amazzonia; Artemide Zatti, reggiano, che ha speso la sua vita per i poveri della Patagonia costruendo l’ospedale di Viedma, una specie di Cottolengo della fine del mondo; Egidio e Ennio Bolognini, padre e figlio, entrambi violoncellisti, il primo amico di Toscanini in Argentina, il secondo primo violoncello della Chicago Symphony Orchestra nonché fondatore della Las Vegas Philharmonic Orchestra; Ugo Fontana in arte Hugo Del Carril, leggendario cantante di tango nella Buenos Aires degli anni ’50, figlio di emiliani; Renato Zovagli in arte Réné Gruau, considerato il più grande disegnatore di moda del dopoguerra, attivo a Parigi dove ha lavorato per le grandi maisons, da Dior a Chanel; Antonio Panizzi, esule reggiano a Londra durante i moti del Risorgimento, autore del progetto della Reading Room, la sala di lettura del British Museum in cui andavano a studiare Marx e Darwin; il modenese Girolamo Carandini, altro esule risorgimentale, approdato in Australia dove ebbe l’idea di fondare una scuola di danza e, di fatto, introdusse l’opera lirica italiana; gli Antonelli, famiglia di architetti partita da Gatteo e approdata alla corte di Spagna e, da lì, a progettare sistemi difensivi nel Nuovo Mondo: le loro fortezze in Colombia, Cuba, Portorico sono oggi patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Se, infine, allargando l’orizzonte alle comunità, consideriamo le maggiori ondate migratorie che hanno avuto origine nella nostra regione - quelle che potremmo chiamare le nostre piccole epopee -, conviene concentrarci su alcuni episodi di importanza anche nazionale. A cominciare dal primo in ordine di tempo: la colonizzazione di Resende-Porto Real nel 1875 da parte di una comunità di modenesi provenienti da Novi e Concordia, considerata la più antica emigrazione italiana in Brasile. Dall’Appennino parmense si sono poi diffusi in tutta Europa, spingendosi fino in Russia e in Turchia, i girovaghi - figurinai (costruttori di figurine di gesso), domatori di scimmie e orsi, suonatori d’organetto, venditori ambulanti - portando a compimento una tradizione a metà tra bisogno, avventura e vagabondaggio, iniziata addirittura nel Seicento.

Sempre dai monti piacentini e parmensi, si è avviata l’emigrazione verso l’Inghilterra di gelatai e futuri ristoratori, mentre da un po’ tutta l’Emilia, e in particolare dal reggiano, ha avuto origine il flusso verso le banlieues parigine, alimentato negli anni bui del fascismo dall’emigrazione politica che ha avuto i suoi centri principali a Nogent-sur-Marne e, soprattutto, ad Argenteuil.

Altri importanti episodi sono la colonizzazione di Capitan Pastene in Cile ad opera di modenesi negli anni 1904-05, e nel 1948 la spedizione Borsari in Terra del Fuoco, primo esempio in Italia di emigrazione organizzata, con i prefabbricati assemblati a Bologna e caricati direttamente sulla nave.

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Pubblicato il 20/02/2012 — ultima modifica 20/02/2012
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