Storia e cultura della Regione

Parma Oggi - Edoardo Fornaciari

foto1.jpgLe tracce inconfondibili di Parma e della pianura in cui è adagiata con stendhaliano brio, sono presenti nella fotografia di Edoardo Fornaciari, che alla sua città e al territorio circostante ha dedicato numerosi libri di immagini dai titoli eloquenti: Parma com’è, Salame on the road, La Bassa com’è, Album di Famiglia, Emigranti from Valceno, per citarne alcuni. Un curriculum sterminato (Fornaciari è nato nel 1952) lo elegge “cantore” della Parma contemporanea, grazie alle collaborazioni con la “Gazzetta”, il Comune, banche ed editori locali, e soprattutto al fatto di essere rientrato nella città ducale dopo lunghi soggiorni a Milano, Parigi e Roma che lo portarono a pubblicare con testate prestigiose quali “Il Mondo”, “Epoca”, “Panorama”, “Time”, “Newsweek”, “New York Times”, “Paris Match”, “L’Europeo”, “Class” e molte altre.

foto2.jpgRitornato nel 2001 a Parma, da cui era fuggito nel 1972 “perché non mi bastava più, mi stava stretta”, realizza reportage industriali e immagini promozionali (Barilla, Parmacotto, Cariparma) , fa servizi di architettura d’interni (“Case Country Class”), viaggia nel mondo per “Panorama Travel”. Tra un viaggio e l’altro racconta la risorsa fondamentale della propria terra d’origine, la gastronomia parmigiana famosa nel mondo. Il filone del ritratto lo incuriosisce come “memoria del presente”, mentre l’attenzione rivolta alla Bassa si impregna delle divagazioni ironiche di Giovannino Guareschi e del suo “mondo piccolo”, che si fa ora sempre più globale e multietnico, come documenta lo stesso fotografo, il quale, fino a quando la committenza regge l’impegno, presta attenzione all’integrazione degli immigrati extracomunitari di cui spesso diventa amico.

foto3.jpgFornaciari, ritornato oggi, dopo vent’anni, a lavorare per la celebre rifondata agenzia Gamma, continua a vivere nella propria città con amore e un po’ di distacco, interessato più alle vicende del mondo che alla quotidianità locale. Gentiluomo di campagna e signore di città, accosta la grazia stilizzata di due manichini sullo sfondo del Battistero alla gita in bicicletta di una mamma nera con le sue bambine nella campagna parmense, e la Deposizione dell’Antelami alla “deposizione” delle membra stanche di tre turiste sulle panche del Battistero, dopo – forse – troppa bellezza incamerata. È una bellezza aggettante, quella di Parma, che sporge come a voler sorprendere lo spettatore, cui si fa incontro con sensuale benevolenza: come le statue del Parco Ducale, che sembrano modelle in posa, o i busti berniniani del Palazzo della Pilotta che emergono dall’ombra profonda del tempo.

Per approfondire

Il sito web di Edoardo Fornaciari.

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Pubblicato il 23/02/2012 — ultima modifica 23/02/2012
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