Un ponte tra culture e generazioni: nasce a Monghidoro il Museo dell’emigrante

Inuagura il 5 luglio e raccoglie testimonianze dei fenomeni migratori del passato e delle culture che ora caratterizzano il tessuto sociale monghidorese

Ricordare che anche noi siamo stati un popolo di emigranti, conoscere le storie dolorose che ci sono dietro questo fenomeno e comprendere così anche la difficile realtà delle persone che oggi sono costrette a migrare nel nostro paese. Questi gli obiettivi del “Centro di documentazione e Museo dell’emigrante”.  Silvia Bartolini, che parteciperà all'inaugurazione,  esprime il suo apprezzamento per la realizzazione di un progetto di così alto valore per la valorizzazione della memoria dell'emigrazione dai nostri territori e per promuovere l'intercolturulità all'interno delle nostre comunità in un momento in cui la nostra storia di popolo di emigranti assume un valore ancor più emblematico alla luce del fenomeno migratorio che ci vede coinvolti come terra di approdo di migliaia di persone alla ricerca di condizioni di vita migliori.
Il progetto è stato reso possibile grazie all’impegno dell’Auser locale, di associazioni di volontariato del territorio e dell’amministrazione comunale, che ha messo a disposizione il personale e gli spazi, annessi all’attuale Museo della civiltà contadina.
Monghidoro sin dai primi del novecento è sempre stato un paese di forte emigrazione stagionale infatti moltissimi abitanti della cittadina dell'Appennino bolognese si recavano in Toscana per fare i carbonai, o addirittura in Germania, Francia e Belgio. Molti furono poi quelli che emigrarono in altri paesi europei negli anni del fascismo, poi il fenomeno migratorio è proseguito nel dopoguerra, soprattutto verso il Belgio dove molti italiani andavano a lavorare nelle miniere di carbone.
Un fenomeno, dunque, vasto e duraturo, che negli anni è proseguito e si è ampliato a seguito del ricongiungimento di molte famiglie, tant’è che nel 1991 il comune di Monghidoro si è gemellato con la piccola cittadina di Rebecq, vicino a Bruxelles, dove oggi vivono moltissimi monghidoresi.
“Per conservare testimonianza di questo fenomeno ho raccolto negli anni molti oggetti dei nostri concittadini emigrati in Belgio e in altre parti del mondo, nonché documenti, interviste, libri e altro materiale sull’emigrazione – spiega Vittoria Comellini, coordinatrice del progetto – Grazie al prezioso supporto del Comune e delle altre associazioni del territorio tutto questo materiale potrà confluire nel Centro di documentazione e nel Museo dell’emigrante e diventare così patrimonio condiviso, a disposizione delle scolaresche e di tutti i cittadini che vorranno consultarlo”.
Oltra a questo bisogna sottilineare che Monghidoro è uno dei comuni del bolognese con la più alta presenza di cittadini stranieri, che rappresentano oggi il 10% della popolazione e provengono da ben 24 diversi paesi. E proprio a loro sarà dedicata una parte del Museo, che ospiterà oggetti appartenenti alle diverse culture e tradizioni.
Il Museo, oltre a un luogo di conoscenza e documentazione, vuole essere anche e soprattutto un punto di scambio, conoscenza reciproca e incontro tra culture e generazioni. L’obiettivo è infatti promuovere una riflessione sui migranti di ieri e di oggi e offrire la possibilità ai giovani e ai cittadini di origine straniera di conoscere meglio la storia e le tradizioni del nostro territorio. Il tutto incentivando, nel contempo, la popolazione più anziana a rafforzare affetti e amicizie e facilitare il passaggio di conoscenze, testimonianze, esperienze alle nuove generazioni.

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Pubblicato il 30/06/2015 — ultima modifica 30/06/2015
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