Sopprimere la circoscrizione estero? Il dibattito in Senato

Mantenere il voto per corrispondenza ma su candidati italiani, una delle proposte.

Un dibattito ampio sta accompagnando in Senato il voto degli emendamenti che prevedono l’abolizione della circoscrizione estero, mantenendo un voto per corrispondenza ma su candidati italiani. Tante le posizioni espresse individualmente dai senatori: in molti votano in dissenso dal Gruppo di appartenenza. Proprio per i tanti “dissenzienti”, ad esempio, i 5 Stelle prima a favore della abolizione prevista dal primo emendamento-Minzolini (Forza Italia) – “All’articolo 48 della Costituzione il terzo comma è abrogato” - hanno deciso di votare contro. L’emendamento – cui erano contrari Governo e relatori – è stato respinto.
Nel dibattito, tante cose dette e ridette, molti, troppi luoghi comuni che, nonostante tutto, restano impresse nella memoria di chi si occupa solo sporadicamente di italiani all’estero. In molti richiamano i brogli, e poi – nell’ordine - De Gregorio e Di Girolamo, Pallaro, le tasse pagate altrove e “cittadini cui non si applica la legge italiana” (Giovanardi). In tanti, però, hanno sottolineato l’importanza di far votare i connazionali, che devono avere una voce anche dall’estero dove l’Italia li costringe ad andare.
Nel suo intervento, Micheloni (Pd) ha esordito dicendo che “fa sicuramente un certo effetto che la prima votazione sia su un emendamento che chiede la soppressione della circoscrizione Estero. Per la verità, ritroveremo in molti emendamenti il tentativo di sopprimere la circoscrizione Estero: lo considero un fallimento culturale, più che politico, di noi parlamentari della circoscrizione Estero, perché non siamo riusciti a trasmettere in questi anni il significato profondo della presenza nel Parlamento italiano di rappresentanti degli italiani all'estero”.
“Care colleghe e cari colleghi - l'ho detto più volte in quest'Aula - se c'è veramente la convinzione che questa presenza sia importante solo per gli italiani all'estero, allora voterò questo emendamento, perché non è questo. La nostra presenza qui è utile ed importante per l'Italia, se – ha ribadito – l'Italia capisce che con questa presenza mantiene rapporti con decine di milioni di persone che sono un volano per l'economia, per la politica e per la cultura italiana. Se non capiamo questo, allora ha ragione chi ha presentato l'emendamento. Al di là del fatto che non siamo stati capaci di trasmettere ciò e di aprire in un certo senso questa politica al di fuori dei nostri campanili, al di fuori del nostro territorio nazionale, non possiamo credo permetterci di iniziare questo lavoro con un emendamento di siffatto tipo”.
“Un concetto, però, Presidente, vorrei rilevare. Se il Senato non sarà elettivo, la presenza di senatori del collegio Estero in un Senato non elettivo diventa complicata. Se, al contrario, il Senato resta elettivo, allora i rappresentanti del collegio Estero dovrebbero essere presenti solo nel Senato e non nella Camera politica che dà la fiducia al Governo, uscendo dai limiti dei luoghi comuni dei cittadini di categoria a, b o z che non vogliono dire un granché. Noi – ha sottolineato – siamo cittadini italiani che viviamo un'altra realtà. Riteniamo che il Paese ha bisogno di collegamenti con questa realtà e - lo ripeto - ne ha bisogno sul piano economico, politico e culturale, e questo collegamento dovrebbe trovarsi principalmente nella Camera che non dà la fiducia al Governo. Per questo noi sosteniamo con forza un Senato elettivo, nel qual caso potremo capire e sostenere una legge elettorale alla Camera che garantisca la stabilità e la governabilità del nostro Paese. Mi auguro che sia largamente respinto questo emendamento, ma non per motivi nostalgici, ma per gli interessi dell'Italia e non degli italiani all'estero”. Un intervento applaudito – secondo il resoconto d’Aula – solo dai 5 Stelle e dalla senatrice Mussini, membro del Cgie. Alla fine, l’emendamento non è passato.
Stessa sorte per quello sempre a prima firma Minzolini (1. All’articolo 48 della Costituzione, il terzo comma è sostituito dal seguente: "La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero, anche attraverso il voto per corrispondenza, e ne assicura l’effettività e la personalità"). In questo caso, Micheloni ha avverito i colleghi della “pericolosità” di un emendamento che “inserisce le modalità di voto, che dovrebbero essere oggetto di una legge elettorale, nella Costituzione”. Il tema, insomma, è “da legge ordinaria”.
Tanti, poi si sono detti contrari al voto per corrispondenza, visto che non ha garantito personalità e segretezza del voto, tanto che i 5 stelle avevano proposto di sostituirla con il voto telematico. Anche con questa nuova riformulazione, l’emendamento è stato respinto.
Il terzo emendamento, ancora a prima firma Minzolini (Modifica dell’articolo 48 della Costituzione – 1. All’articolo 48 della Costituzione, terzo comma, il secondo periodo è soppresso”. Conseguentemente: a) all’articolo 32 sopprimere il comma 1; b) al Capo I premettere il seguente: “Capo 01. – (Modifiche al Titolo IV della parte prima della Costituzione)”).
Col parere contrario dei relatori, anche questo emendamento è stato respinto.

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Pubblicato il 26/07/2014 — ultima modifica 26/07/2014
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