Reggio Emilia, dal 25 al 27 gennaio tre giornate dedicate alla resistenza italiana all’estero

Due associazioni parigine e una belga hanno organizzato l’evento sostenuto dalla Consulta

Sarà presentata il 25 gennaio alle ore 18 all’Atelier Bligny di Reggio Emilia, in via Bligny 52 (nell’area delle Officine Reggiane), la mostra “Partigiani e Resistenti: i geni dell’antifascimo”, frutto di oltre un anno di raccolta di testimonianze in Francia e in Belgio. Un progetto, finanziato dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, che ha coinvolto le associazioni Fratellanza Reggiana di Parigi (capofila), Emilia-Romagna di Parigi e Emilia-Romagna di Liegi, nonché il Laboratorio di storia delle migrazioni dell'Università di Modena e Reggio Emilia, l’ANPI di Parigi e le associazioni Jardins Numériques di Parigi e Leonardo Da Vinci di Liegi.
Dopo l’Atelier di Bligny di Reggio Emilia, la mostra sarà ospitata ad Argenteuil e a Parigi in febbraio-marzo, e a Liegi in aprile.

L’iniziativa fa parte della manifestazione “Progettare memoria, fare cittadinanza”, curata dall’associazione Eutopia - Rigenerazioni Territoriali per il 25, 26, 27 gennaio.Questo il programma delle tre giornate.

Sabato 25 gennaio

Sabato 25 si comincia alle ore 14, e fino alle 17, con il Laboratorio di formazione “Europa Europa! Le nuove opportunità della Commissione Europea Scienze Umane (2014-2020)”. Con Maria Chiara Verrigni dell’associazione “14 Metri Quadri” di Terni partecipano Stefania Ficacci dell’Associazione Italiana Storia Orale e Daniele Castagnetti di Eutopia.
Dalle ore 17 alle 18 andrà in scena la Corale Selvatica di via Bligny con un repertorio popolare e di lotta, protagonista il maestro Tiziano Bellelli.
Alle ore 18, l’inaugurazione dell’esposizione fotografica e video “I geni dell’antifascismo”, basata sugli scatti di Veronica Mecchia (Parigi) e i filmati di Chiara Zappalà, e con l’allestimento di Dittongo (Reggio Emilia). Saranno presenti all’inaugurazione Simone Iemmi Cheneau, presidente della Fratellanza Reggiana di Parigi, Patrizia Molteni, presidente dell’Associazione Emilia Romagna di Parigi, lo storico Valerio Timperi, vicepresidente dell’ANPI di Parigi, e Laura Salsi, presidente della Filef (Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie) di Reggio Emilia. Introduce Sandra Palmieri, presidente Eutopia – Rigenerazioni Territoriali. Nel corso dell’inaugurazione verranno proiettate le interviste a Ines e Rino di Chiara Zappalà.

Con il patrocinio dell’Anpi (Associazione nazionale dei partigiani d’Italia) di Reggio Emilia, dalle ore 20 alle ore 6.30 del mattino sarà proiettata la versione integrale di “Shoah” di Claude Lanzmann. Introduzione e commenti nel corso della proiezione sono di Nico Guidetti, cineasta e documentarista, Daniele Valisena,storico delle migrazioni, Antonio Canovi storico della memoria per il Laboratorio di storia delle migrazioni dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Lorenzo Bertucelli, storico e docente presso la stessa Università.
E’ consigliabile, per passare la sera, di portare con sé un cuscino e un plaid. L’organizzazione penserà a distribuire generi di conforto.

Domenica 26 gennaio

Alle ore 9.30 è fissato il ritrovo all’Atelier Bligny per partire in automobile alla volta dei “Luoghi della memoria: Carpi e il Campo di Fossoli” (questo anche il titolo dell’evento), accompagnati dagli storici Antonio Canovi e Daniele Valisena. Si visiteranno il campo di concentramento di Fossoli e il Museo del Deportato di Carpi.

Lunedì 27 gennaio

L’evento “Tra storia e memoria” si svolgerà a Modena, presso la Galleria Europa, e a Reggio, sempre all’Atelier Bligny. Partenza dall’Atelier alle 15, per recarsi alla stazione dei treni, da dove si raggiungerà Modena in tempo utile per partecipare alla conferenza di Irene Di Jorio, docente di Storia della comunicazione di massa all’Université Libre de Bruxelles, sul tema “Vendere Vichy (1940-1944). La Collaboration d’Etat fra problemi d’immagine e propaganda”.  Seguirà, sempre alla Galleria Europa, la visita alla mostra documentaria dedicata ai 44 bambini deportati di Izieu. Alle 19, si torna a Reggio Emilia, all’Atelier Bligny, per assistere all’apertura della seconda edizione della Scuola Popolare da parte del cineasta e documentarista Nico Guidetti.

La mostra “Partigiani e resistenti: i geni dell’antifascismo”

Molto è già stato fatto in termini di ricerca storica sulla Resistenza nei singoli paesi, ma è ancora sottovalutato il ruolo che hanno avuto i migranti in un periodo fondamentale per la democrazia moderna. E’ questa lacuna che il progetto “I geni dell’antifascismo” intende colmare, attraverso la raccolta di testimonianze audio, video e fotografiche di partigiani e resistenti che hanno ruotato intorno all’associazione Fratellanza Reggiana di Argenteuil (Francia) e nella zona di Liegi/Genk (Belgio).

“La ricerca – spiega Patrizia Molteni - si è concentrata su persone che hanno vissuto in prima linea o in retroguardia la Resistenza all’estero e sui discendenti, figli e nipoti, per capire quale eredità intellettuale ed etica è stata lasciata alle generazioni seguenti. Oltre ad essere italiano di seconda o terza generazione, il fatto di aver avuto un genitore, un nonno, una nonna antifascisti ha lasciato tracce nel nostro modo di concepire la società? Se in Francia tale eredità è prevalentemente etica e politica (la trasmissione della lingua e delle tradizioni italiane per molti discendenti sono una “ricostruzione” successiva), in Belgio è piuttosto il contrario, una sorta di tacita trasmissione di valori che è stata veicolata dall’italianità: figli e nipoti parlano perfettamente italiano e partecipano alla vita della comunità, pur sapendo molto poco di un periodo che i protagonisti hanno voluto dimenticare”.

In tutto sono state intervistate 20 persone, equamente divise tra la Francia e il Belgio, decine di ore di registrazione riunite in una ventina di “ritratti”, anche incrociati, dalla regista Chiara Zappalà e qualche centinaio di fotografie di Veronica Mecchia, di cui una quarantina solo stampate per questa prima mostra. Le interviste, concordate con il comitato scientifico diretto da Antonio Canovi, sono state condotte in loco dalle presidenti delle associazioni emiliano-romagnole (Simone Iemmi Cheneau, di Fratellanza Reggiana, che fa parte anche dei testimoni, e Patrizia Molteni, del’Associazione Emilia-Romagna) e da  un giovane storico, Valerio Timperi, vice-presidente dell’ANPI di Parigi.

Da subito si è sentita l’esigenza di privilegiare i racconti legandoli alle immagini. In questo sia Veronica Mecchia sia Chiara Zappalà si sono rivelate attente alla persona che avevano di fronte. Le foto, fatte in analogico (e non in digitale) non sono mai primissimi piani e sono stampate in formato volutamente ridotto perché lo spettatore si avvicini alla foto e quindi alla persona e alla storia che ha in sé. Veronica coglie i personaggi mentre parlano, mentre mostrano delle foto, mentre guardano o indicano un luogo, in altre parole fissa in un’immagine, ferma il racconto, i gesti e le espressioni di quel racconto. Chi conosce i testimoni, vede che le foto sono autentiche e sincere. Lo stesso si può dire di Chiara Zappalà, che ha filmato spesso a camera fissa ma tenendo conto dei cambiamenti della luce (bellissima in questo senso l’intervista a Gaby Crouin Simonazzi), dei momenti di tristezza, a volte di pianto, e di quelli di orgoglio. Immagini chiare e nette che al montaggio la regista fa dialogare tra di loro (Ines e Gaby unite da Rino della Negra, uno dei 23 fucilati della tristemente nota Affiche Rouge; Mirella Ugolini e Giuliana Castellani intorno a Gina Pifferi, grande resistente reggiana, e alla Fratellanza di Argenteuil).

La lettura storica, che incrocerà i racconti con gli eventi, è ancora da fare proprio perché quello che interessava maggiormente è il divenire del racconto e della memoria, poco importa se luoghi e date o pezzi interi della storia sono riveduti e corretti a posteriori, quello che conta è il racconto, il suo valore “parabolico”, di messaggio etico e morale.

Anche i luoghi sono stati accuratamente scelti per restituire quello sguardo spaziale (oltre che temporale) della memoria partigiana migrante: gli interni ed esterni delle case (alcuni identici a quelli che si erano lasciati alle spalle in Italia, come l’atelier del padre di Simone Iemmi), ma anche i luoghi di ritrovo come la sede dei garibaldini a Parigi, a pochi metri da dove abitava Gina Pifferi, i quartieri come Mazagran a Argenteuil o luoghi simbolici: i “terril” in Belgio, delle specie di montagne create dalle miniere in cui lavoravano gli italiani, visibili nelle panoramiche filmate da Chiara Zappalà, la stazione di transito di Drancy, da cui partivano i deportati verso la Germania.

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Pubblicato il 17/01/2014 — ultima modifica 20/01/2014
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