No alla chiusura del Consolato d’Italia a San Gallo (Svizzera)

Silvia Bartolini contraria alla proposta del MAE che penalizzerebbe 56mila italiani
No alla chiusura del Consolato d’Italia a San Gallo (Svizzera)

Un manifesto della protesta a San Gallo

La presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini è intervenuta sulla chiusura del Consolato d’Italia a San Gallo (Svizzera) esprimendo la sua “più forte solidarietà al comitato contro la chiusura e al Comites”. Spero – ha scritto  - “che si apra una  nuova riflessione organica e maggiormente motivata – costi e risultati inclusi – sulle sedi di rappresentanza dell’Italia nel mondo”. Bartolini porterà la sua posizione alla riunione del Coordinamento delle Regioni che si svolgerà a Bologna il prossimo 7 marzo.

“Le proposte di ridimensionamento e chiusura di molte sedi d’Ambasciata, Consolari ed Istituti Italiani di Cultura – ha detto nel suo intervento la presidente - ha lasciato perplessi moltissimi rappresentanti delle Regioni, e in più occasioni abbiamo rimarcato come si stenta a trovare una logica in questa pianificazione proposta dal MAE (Ministero Affari Esteri). Si comprende che si sia deciso di aprire nuove sedi di rappresentanza in Paesi cosiddetti emergenti e che vedono una crescente presenza di italiani e di loro relative attività economiche, ma tutto questo non può realizzarsi a discapito di luoghi ove fortissima è la presenza di nostri connazionali residenti all’estero o in luoghi di grandi potenzialità economica-commerciale come Durban e Newark, o di nuova emigrazione come Adelaide e Brisbane in Australia, per fare solo alcuni esempi. Vi sono poi alcuni casi clamorosi purtroppo già avvenuti, come Liegi, o recentemente proposti, come il declassamento  del Consolato  di Montevideo in agenzia consolare”.

Quanto al Consolato di San Gallo, cui “fanno riferimento – ha spiegato la presidente della Consulta – oltre 56mila italiani residenti”, la proposta di chiuderlo è frutto di “un malinteso senso di modernità per il quale le comunità di emigrazione storica o tradizionale sono viste come  ‘polverose’ e lontane dagli obiettivi di crescita e sviluppo dell’export italiano: errore gravissimo perché laddove è forte la presenza dei nostri connazionali maggiore è stata, ed è ancora,  la promozione culturale e turistica del nostro Paese nonché la possibilità di sviluppo commerciale”.

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Pubblicato il 02/03/2014 — ultima modifica 02/03/2014
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