MEETALENTS & EXBO

All'incontro, promosso a Bologna dalle due associazioni che si occupano di Italiani all'estero, ha preso parte anche il Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

 Quanti sono gli italiani recentemente emigrati? Chi sono? Torneranno? Perché sono partiti? Che impatto ha la loro partenza sul profilo della società che “resta”? Che politiche attuano le istituzioni per incentivare il rientro dei talenti e il coinvolgimento dei cittadini espatriati? Come si organizza la società civile italiana dal basso, dall'Italia e dal mondo? Per rispondere a tutte queste domande l'associazione Italents e la rete Exbo si sono unite il 19 dicembre scorso a Bologna per organizzare un appuntamento che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali provenienti da Sardegna, Umbria, Puglia, oltre ai referenti delle istituzioni locali: il neopresidente della Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo Gian Luigi Molinari, la consigliera regionale Roberta Mori, autrice della legge che ha riformato la Consulta, e l'assessore del Comune di Bologna Nadia Monti, che ha avviato numerosi progetti in collaborazione con la rete di Bolognesi nel Mondo Exbo.
Durante l’incontro Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi, dell'associazione Italents, hanno presentato per la prima volta la ricerca svolta in collaborazione tra Italents e la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo sulla nuova emigrazione dalla Regione.
“Nel nostro Paese vi è un impoverimento sia in uscita che in entrata - la riflessione di Rosina nel suo intervento, che ha sottolineato come - i giovani che emigrano non tornano per portare sviluppo al sistema Italia”. Una situazione che, se non modificata in tempi brevi, arrecherà un grande danno al Paese. Per cambiare rotta è necessario che la politica faccia la sua parte, annodando i file della community degli expat e offrendo loro vere opportunità di rientro.
Paolo Balduzzi ha riportato un estratto della ricerca realizzata: “abbiamo intervistato, attraverso un questionario, un bacino di utenza pari a 300 persone residenti all’estero. I risultati mettono in luce che il 70% dei nuovi emigranti non si iscrive all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero perché non ne conoscono nemmeno l’esistenza”. Dalla ricerca è emerso inoltre che durante i primi tre anni di permanenza all’estero vi è ancora la propensione al rientro. Passato questo periodo è assai difficile il ritorno. “Dobbiamo quindi puntare su questa prima fase triennale”.
Nel successivo panel le istituzioni italiane presenti hanno illustrato le loro politiche per il rientro dei talenti e per il coinvolgimento attivo dei cittadini espatriati.
Nel pomeriggio l'accento è stato portato invece, sotto forma di workshops, sul terreno di incontro tra le associazioni che operano su un territorio vasto come il mondo e quelle amministrazioni locali che sono interessate a sviluppare un rapporto di collaborazioni dirette con i propri cittadini all'estero.
Maria Chiara Prodi, di Exbo, ha ben evidenziato le problematiche attuali che vivono gli expat, a partire dall’incertezza sui numeri. L’attuale impostazione dell’AIRE non permette allo Stato italiano di avere un chiaro quadro del fenomeno migratorio, mentre i risultati del censimento ISTAT sugli italiani residenti all’estero non è ancora stato reso noto. “E’ poi doveroso - ha continuato Prodi - creare un punto di informazione e consulenza per le migliaia di giovani che decidono di partire”.
Se infatti molti non si registrano all’Aire per ignoranza questo comporta anche un costo per le Regioni italiane. La Regione Emilia Romagna ha citato anche una cifra: ogni italiano residente all’estero che non si iscrive all’Aire (l’iscrizione è obbligatoria dopo 12 mesi di permanenza all’estero, ndr) equivale ad una spesa annua di 3.000 euro.
Sempre Maria Chiara Prodi ha portato un’interessante riflessione: “Il nostro Paese si è sviluppato grazie alle rimesse dei nostri nonni. Coloro che sono partiti un secolo fa e con grandi sacrifici hanno mandato i soldi guadagnati in Italia. Adesso c’è un altro tipo di rimessa, che possiamo definire “rimessa 2.0”: sono i nostri giovani che all’estero si sono maggiormente formati e che vogliono portare alla propria nazione, per il suo sviluppo, quanto appreso”.

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Pubblicato il 28/01/2016 — ultima modifica 28/01/2016
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