Dawson, per non dimenticare

Una giornata di studio a Pavullo nel centenario della più grande tragedia mineraria negli Stati Uniti
Dawson, per non dimenticare

Le miniere di Dawson in attività, in una foto d'epoca

Sono trascorsi cento anni dalla tragedia mineraria di Dawson, un evento che non si può dimenticare perché 38 vittime provenivano dall’Appennino modenese. Sabato 23  novembre a Pavullo (Modena), presso la sala consiliare dell’Unione dei Comuni del Frignano, si svolgerà su questo tema la seduta di studio “Storie di emigrazione” organizzata dall’Accademia Lo Scoltenna, dal Comitato celebrazioni disastro minerario di Dawson, dall’Associazione Giorgio Gasparini, in collaborazione con la Comunità Montana e con la partecipazione di Silvia Bartolini presidente della Consulta degli emiliano–romagnoli nel mondo, Romano Canovi sindaco di Pavullo nel Frignano e presidente della Comunità Montana del Frignano, gli studiosi Manlio Badiali, Guido Serafini e Rolando Pini.

L’esplosione della  miniera di carbone di Dawson, nella contea di Colfax, New Mexico, fece 261 vittime. La maggioranza dei 284 minatori al lavoro quel giorno era italiana; i restanti, greci, messicani, polacchi, austriaci, slavi, boemi, russi, scozzesi, irlandesi. Il disastro, causato da una sacca  di gas  metano, sconvolse le gallerie della miniera Stag Canyon 2 alle 15 esatte del 22 ottobre 1913. L’intera cittadina di Dawson tremò per la deflagrazione. I familiari dei lavoratori si precipitarono immediatamente alla miniera. Le squadre di soccorso lavorarono febbrilmente per due giorni  scavando fra i detriti. Dei  261 morti, 140 erano italiani e, tra questi, 38 dell’Appennino modenese: 17 di Fiumalbo, 15 di Serramazzoni, tre di Pievepelago, due di Riolunato e uno di Fanano.

La Phelps  Dodge  Mine  Company,  proprietaria della miniera, non si assunse la responsabilità della tragedia attribuendone la colpa a un minatore rimasto sconosciuto. Per la stampa locale la miniera era la più sicura, moderna e attrezzata degli Stati Uniti. La Phelps Dodge si fece carico solo delle spese dei funerali e del rimpatrio dei familiari, liquidando 1.000 dollari a ogni vedova, 1.500 se aveva figli.
Il 30 aprile 1950 le miniere chiusero poiché il carbone non era più richiesto dal nuovo sistema industriale e la città fu abbandonata da tutti in pochi mesi. Oggi Dawson è una Ghost Town, una città fantasma sulle colline di Colfax. Il cimitero è la sola parte ancora aperta al pubblico. Il prato è disseminato di 386 croci di metallo bianche, molte delle quali riportano nomi e cognomi italiani. Tante, inoltre, le croci anonime. Il cimitero è diventato monumento nazionale d'importanza storica con ratifica del 9 aprile 1992 dello Stato di Nuovo Messico

Con il patrocinio della Provincia di Modena, dell’Unione dei  Comuni  del Frignano  e delle singole amministrazioni comunali, si sono svolte due cerimonie commemorative a San Dalmazio il 22 ottobre e a Fiumalbo il 26.

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Pubblicato il 21/11/2013 — ultima modifica 27/11/2013
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