A Roma riunione del Comitato organizzatore degli Stati generali dell’associazionismo italiano all’estero

Partecipa anche Silvia Bartolini, coordinatrice delle Consulte regionali dell’emigrazione

Si riunisce oggi a Roma il comitato organizzatore degli Stati generali dell’associazionismo italiano all’estero. Vi partecipa anche Silvia Bartolini, nella sua veste di presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e di coordinatrice delle Consulte regionali dell’emigrazione.

La decisione di indire gli Stati generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo è nata alla fine di un processo sviluppatosi in modo autonomo all’interno del mondo associativo. Infatti, il Comitato Promotore degli Stati Generali dell’associazionismo, composto da Acli, Filef, Istituto Fernando Santi, Migrantes, Ucemi, Unaie e coordinamento delle Consulte regionali dell’emigrazione, si è principalmente rivolto alle associazioni nazionali, regionali e locali, alle realtà organizzative dei giovani e della nuova emigrazione italiana, per riportare l’attenzione sul protagonismo dell’Italia che vive fuori dai confini nazionali.

Dopo gli anni Novanta – afferma Rino Giuliani, vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi – “si è voluto identificare l’associazionismo nazionale con il passato, come un intralcio alla strategia politica di non poche Regioni che si proponevano di rinnovare le associazioni favorendone la trasformazione in ‘ambasciatori’ delle eccellenze delle rispettive Regioni di riferimento. Il tempo è passato ed anche nelle Regioni si è aperta una riflessione autocritica e critica su tale idea di trasformazione, dagli esiti non pervenuti. Il tempo galantuomo ha fatto emergere l’astrattezza di una così limitata e generica mission come anche, in taluni casi, quell’eccessiva esasperazione del profilo tutto locale delle associazioni, che ha comportato rischi di localismo e di frammentazione del tessuto associativo”.

Nel mondo globalizzato – si legge nel Manifesto proposto dal Comitato Promotore – “torna a crescere il fenomeno migratorio e la mobilità delle persone che rivendicano e ricercano lavoro, maggiori tutele, un welfare pubblico e più solidale. Grandi masse di persone si muovono da un paese all’altro, rafforzando la crescita dei paesi più ricchi mentre si riducono le possibilità di progresso per i paesi lasciati a margine dello sviluppo e della ricchezza. L’Italia, oltre che paese di immigrazione, alimenta di nuovo significativi flussi migratori, per altro mai interrotti, sopratutto giovanili; in assenza di misure attive da parte del nostro Paese, i nuovi migranti rischiano di vivere le stesse contraddizioni che in passato hanno connotato l’emigrazione italiana determinandone nuove fragilità e situazioni critiche. Le comunità italiane nel mondo, con la loro storia e le loro esperienze, hanno dato vita, in un oltre un secolo e mezzo di storia, ad una estesa e articolata rete di associazioni che hanno rappresentato il luogo di primaria ed effettiva partecipazione democratica”.

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Pubblicato il 12/09/2014 — ultima modifica 18/09/2014
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