A Concepción, in Cile, il nuovo ristorante si chiama Emilia Romagna

L’ha aperto una famiglia di discendenti dei coloni modenesi stabilitisi a Capitán Pastene nel 1904-1905

Un ristorante chiamato Emilia Romagna ha iniziato l’attività a Concepción, in Cile, nel luglio 2014. Ce ne dà notizia Yuly Castro Serri, presidente dell’Associazione Emilia Romagna della città cilena e della Corporazione Culturale Guglielmo Marconi. “Questa apertura – dice Yuly Castro Serri - contribuisce in modo significativo alla diffusione della cultura gastronomica italiana nella regione, poiché si tratta di un ristorante che offre solo cucina italiana con prodotti italiani, conservando la tradizione della nostra famiglia nell’attenta selezione delle materie prime e  nel processo di elaborazione dei cibi. Il compito non è stato facile in un Paese come il Cile dove ci si accontenta delle imitazioni. Chi, però, ha viaggiato e goduto dei sapori autentici della cucina italiana, riconosce il nostro sforzo di replicare fedelmente le ricette dei nostri padri, pur nella difficoltà di trovare prodotti  al cento per cento italiani. Tuttavia, il Cile ha ortaggi molto buoni, e noi siamo impegnati nella ricerca di produttori che si sforzano di conservare  le proprietà naturali delle materie prime, senza troppe alterazioni”.

I ristoratori sono discendenti dei coloni dell’Appennino modenese che negli anni 1904 e 1905 si insediarono nella regione Araucanía ai piedi della Cordillera de Nahuelbuta. Arrivarono nel sud del Cile tramite la società di colonizzazione Compagnia Fratelli Rossi, in accordo con il governo cileno. Quel centinaio di famiglie si stabilì a Pastene, fondendosi con i locali ma mantenendo nel contempo le tradizioni, anche culinarie, e i legami con la madrepatria.

Prima di aprire il ristorante a Concepción, in  Via Castellón 940 – racconta ancora Yuly Castro Serri – “siamo venuti in Italia per studiare l'alta cucina al’IFSE (Italian Food Style Education) e per visitare diverse regioni così da riconoscerne abitudini e gusti. Vogliamo rappresentare al meglio l'Italia ai nostri tavoli e perciò restiamo chiusi due giorni alla settimana per avere il tempo di preparare sughi, salse e pasta fatta a mano, e il pane e la pasticceria seguendo le ricette apprese in Italia”.

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Pubblicato il 27/10/2014 — ultima modifica 30/10/2014
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