La Consulta in visita a New York: vecchia e nuova emigrazione unite per nuove collaborazioni e sinergie

Il presidente Molinari: “da oggi si lavora per una nuova rete di giovani e per mettere in contatto questi fantastici ragazzi e ragazze con l'Italia e con le nostre associazioni storiche”

Una tre giorni ricca di incontri, appuntamenti, racconti emozionanti e scambio di esperienze quella che ha visto la presenza del Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli, Gian Luigi Molinari, a New York dal 5 all’8 aprile.

Riallacciare i rapporti e le relazioni con le associazioni di emiliano-romagnoli che abitano a New York e dintorni e creare una rete tra i giovani che hanno deciso, per ragioni professionali, personali o di studio di lasciare l’Italia per trasferirsi negli Stati Uniti: questi gli obiettivi principali della missione newyorkese.

Si è partiti con una cena a cui erano presenti le associazioni storiche di corregionali nella grande mela (Berceto Foundation con Anna Sabini Castagnoli, Valtarese Foundation presieduta da Gianfranco Capitelli, il Family Community Club di Mutuo Soccorso con Aldo Beccarelli, La Lega Parmigiana “Vittorio Bottego” rappresentata da Anita Costa, la Società Val Trebbia e Val Nure presieduta da Peter Segalini, l’Associazione di Alpini di New York rappresentati da Luigi Covati) provenienti per lo più dalle provincie di Parma e Piacenza -  protagoniste di forti ondate emigratorie in passato e oggi particolarmente attive nella rappresentanza della nostra regione all’estero – e un gruppo di giovani provenienti dalla nostra regione e residenti negli Usa.

Un evento di networking, come direbbero i nostri corregionali negli Usa, a cui hanno partecipato alcuni rappresentanti delle istituzioni regionali, tra cui, oltre al presidente Molinari, il consultore e vice-sindaco di Borgo Val di Taro Matteo Daffadà, il vice-direttore generale della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna – Pierpio Cerfogli – a dimostrare la vicinanza e il supporto anche economico degli istituti bancari regionali nei confronti dei nostri emigrati, e il presidente di “Piacenza nel mondo”, Giovanni Piazza.

Una serata davvero emozionante in cui si è parlato di emigrazione, economia, comunità e cultura: la grande esperienza delle nostre associazioni all’estero - quella di donne e uomini coraggiosi che misero i loro pochi averi nella famosa “valigia di cartone” chiusa con dei legacci di spago per partire all’avventura - ha incontrato e ascoltato la voce dei nuovi emigrati, ovvero quei ragazzi tra i trenta e quaranta anni, spesso laureati e con un alto grado di istruzione, che, sebbene in condizioni socio-culturali completamente differenti ed in un mondo iper-tecnologico in cui le distanze sembrano ridursi fino a scomparire, si trovano a vivere quella mancanza di punti di riferimento e quel conflitto culturale che solo una solida comunità di riferimento e un forte e consolidato capitale sociale possono attutire o annullare.

Ma chi sono questi ragazzi e perché si stanno costruendo una vita oltreoceano?

Sono impegnati nella ristorazione, nell’architettura, nel design, nella grafica, nella musica, nell’educazione e nella moda, sono molto risoluti e preparati e spesso hanno un altro grado di formazione professionale e competenze specifiche:  Allegra Ronzoni e Andrea Reggiani da Parma, Laura Donati e Simone Caprifogli da Bologna, Matteo Milani da Piacenza, Simone Ferraresi da Ferrara, Francesca D’addetta da Berceto (Parma) sono solo alcuni dei ragazzi che, seduti attorno ad un tavolo, hanno spiegato che cosa significhi emigrare oggi, cosa si sono lasciati alle spalle e con quali sacrifici e come procede il loro “sogno americano”. Sono giovani donne e uomini che affrontano quotidianamente piccole grandi difficoltà e nostalgie con la forte consapevolezza di essere “cittadini del mondo”. Sono professionisti, lavoratori e sognatori che portano all’estero un pezzo della nostra regione e che la rappresentano con orgoglio e fierezza: è da loro e con loro che la Consulta intende dare vita ad attività culturali e di innovazione sociale, in grado di portare un supporto concreto alle comunità all’estero, valorizzarne le esperienze e creare un contatto diretto con la regione.

L’agenda delle giornate è stata fitta di incontri, formali e informali, con le comunità di corregionali locali (tra cui il Family Community Club presso il quartiere Astoria), incontri e racconti di esperienze e storie di emigrazione di successo come il caso di Mauro Lusardi che oggi conta 9 ristoranti a Manhattan, o Renato Berzolla, manager di successo o, ancora, Mark Gabelli e Robert J. Corti, amministratore delegato di Bacardi.

La visita si è conclusa in bellezza con la partecipazione del Presidente Molinari, del consultore Daffadà e di tutte le associazioni all’atteso evento annuale di raccolta fondi organizzato dalla “Valtarese Foundation”, attiva oltre oceano da ormai ventotto anni grazie al prezioso lavoro di Gianfranco Capitelli e John Zaccarini. La festa della comunità parmense di New York, come ogni anno, si è svolta al ristorante Maestro’s Caterers (Bronx) e ha visto cerca 400 ospiti riuniti a scopo benefico: un pranzo di gala inframmezzato da momenti ufficiali in cui sono state consegnate borse di studio per studenti meritevoli ed è stata raccolta una generosa somma di denaro per l'ospedale di Borgo Val di Taro.  Durante il prestigioso evento, è stato venduto all’asta un quadro della pittrice parmigiana Welleda Tomasi Cantù, il cui ricavato si è aggiunto alla donazione per l’ospedale parmigiano che ha visto anche la premiazione come “uomo dell’anno” del direttore dell’Unità operativa di Radiologia dott. Carlo Fortunati.

Si è trattato di un evento molto partecipato e gioioso ma, soprattutto, di una festa di una comunità di corregionali coesa e solidale, unita da ideali, passioni, valori e amore per la propria terra.

I tre giorni di idee e progetti per il futuro hanno ufficialmente aperto una nuova fase per la community di emiliano-romagnoli nel mondo: la sfida, da qui in avanti, sarà coinvolgere sempre più giovani corregionali residenti all'estero per renderli protagonisti e metterli al centro di interventi e attività.

Le parole d'ordine sono collaborazione, rete e comunità attraverso l'uso di social media e nuove tecnologie ma, soprattutto, attraverso occasioni di incontro reale e condivisione, partendo dalla preziosa esperienza delle generazioni passate.

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Pubblicato il 19/04/2018 — ultima modifica 20/04/2018
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