Un mondo in movimento

Il Rapporto Italiani nel Mondo fotografa le nuove mobilità nella crisi economica globale. 5mila partenze nel 2012 dall’Emilia-Romagna.

Ogni 100 italiani che vivono in Italia, ce ne sono altri 7 che risiedono all’estero. E’ il primo dato che emerge dell’edizione 2013 (l’ottava) del Rapporto Italiani nel Mondo curato dalla Fondazione Migrantes. Per l’esattezza, all’1 gennaio 2013 i cittadini italiani iscritti all’Aire e perciò residenti fuori dei confini nazionali erano 4.341.156, il 7,3 per cento dei circa 60 milioni dei residenti in Italia. L’aumento rispetto allo scorso anno è stato di 132.179 unità, pari al 3,1 per cento.

Al di là dei dati statistici – sono 5.030 gli emiliano-romagnoli che nel 2012 hanno trasferito la propria residenza all’estero – occorre guardare dentro questo mondo in movimento abbandonando i vecchi schemi mentali. Infatti ci troviamo di fronte a un fenomeno nuovo: oggi le prime regioni da cui si emigra sono la Lombardia e il Veneto - anche l’Emilia-Romagna si è rimessa in moto, settima in Italia -, il 50 per cento di chi parte è laureato, diplomato o iscritto all’Università, e i giovani talenti che espatriano alla ricerca di condizioni e redditi di lavoro impensabili in Italia, non sono per nulla interessati a servirsi dei tradizionali strumenti di aggregazione come quelli offerti da Comites e Cgie.

«Nel caos globale della mobilità – scrive il Rapporto - si rintracciano vecchi e nuovi percorsi, antiche e moderne figure di uomini e donne, lavoratori e disoccupati, anziani e minori, studenti e professionisti, nuclei familiari, che partono spinti da motivazioni diverse, nuove necessità e peculiarità specifiche. Una prima caratteristica è sicuramente il percepire di “essere insieme nonostante la separatezza fisica”. La riduzione dello spazio e del tempo dovuti all’avvento e alla larga diffusione di Internet e la semplificazione degli spostamenti anche di lungo raggio, fa sì che il migrante si muova oggi in dimensioni bi o tri-nazionali senza percepire, con la stessa intensità di una volta, la sua condizione di sradicato da un territorio e trapiantato in un’altra realtà. (…) Matrimoni a distanza, coppie bi-nazionali, migranti per amore sono le nuove e moderne figure da cui hanno origine le famiglie globali, quelle per le quali le coordinate su cui realizzano la socializzazione e la costruzione dell’identità sono situate oltre i confini nazionali. In altri termini, nelle famiglie globali il confronto con l’estraneità, con il diverso, l’altro, il mondo, è all’ordine del giorno. (…) Che lo si voglia o no, che si sia coscienti o meno, in questo modo l’intercultura è già vissuta e partecipata e si riducono le distanze tra gli uomini. Se solo si guardasse con un occhio propositivo a queste condizioni sociali a cui la globalità ha portato, si capirebbe facilmente che la diversità è fonte di arricchimento reciproco».

Abbiamo dunque oggi un’emigrazione spinta dalla crisi ma ricca di opportunità, fonte di conoscenza e tuttavia precaria, variabile, non facilmente leggibile nei suoi movimenti. Chi avrebbe detto, solo pochi anni fa, che le destinazioni sarebbero cambiate tanto da far diventare l’Asia la meta privilegiata? Nel 2013, rispetto all’anno precedente, hanno stabilito la residenza in Asia più di 3.500 italiani, con una crescita del 18,5 per cento. E il paese più interessato da questi spostamenti è la Cina, dove gli italiani residenti sono oltre 6.700. Il Brasile e l’Australia sono invece tornati ad essere attraenti, rispettivamente con 18mila e 2.550 presenze in più. In generale, aumentano gli espatri e diminuiscono i rientri, segno che l’emigrazione, pur cambiando totalmente volto, segna di nuovo le nostre vite.

Anche se l’Europa resta in assoluto la meta preferita dagli italiani – si pensi al boom della Germania, con un aumento degli espatri del 40 per cento rispetto all’anno precedente – bisogna considerare com’è cambiata l’emigrazione: i viaggi di lavoro, Erasmus,  i social media, rendono più facile la mobilità, e la rendono attraente soprattutto per i giovani dai 25 ai 34 anni, come i 24mila studenti italiani di Erasmus nell'anno accademico 2011-2012 o ai 2.079 ricercatori italiani che tra il 2007 e il 2013 hanno partecipato al programma europeo "Marie Curie".

"Oggi – ha ricordato  Cristina Ravaglia, direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie - dobbiamo parlare di molteplici migrazioni: c’è l’emigrazione tradizionale, ovvero gli iscritti all’Aire, i residenti storici; ci sono poi le seconde e terze generazioni nate nel Paese che li accoglie e che dimostrano un interesse per l’Italia di tipo culturale, linguistico, di scambio; c’è poi la nuova mobilità internazionale che richiede adeguamento di termini e normativa". Non viene meno, dunque, il ruolo storico dell’associazionismo, nato dalle società di mutuo soccorso all’estero e punto di raccolta delle istanze degli emigrati: senza di esso, il mantenimento dei legami tra le comunità emigrate e la terra di origine sarebbe problematico. Ma occorre anche saper intercettare le nuove mobilità utilizzando, ad esempio, i social media e tutte le nuove forme di contatto. Quindi, fare rete e far dialogare nuova e vecchia emigrazione.

Infine, un ultimo dato: le comunità italiane all’estero più numerose continuano ad essere l’argentina (691.481 iscritti all’Aire), la tedesca (651.852), la svizzera (558.545), la francese (373.145) e la brasiliana (316.699). Per l’Emilia-Romagna,  le prime tre destinazioni sono l’ Argentina ( 22.170), la Svizzera (17.884) e la  Francia (14.806).

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Pubblicato il 17/10/2013 — ultima modifica 17/10/2013
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