Le Regioni e il Cgie udite alla Camera e al Senato

Silvia Bartolini, rappresentante delle Regioni: "Non c'è internazionalizzazione senza italiani all'estero"
Le Regioni e il Cgie udite alla Camera e al Senato

Silvia Bartolini

Non tutti gli eletti all’estero hanno partecipato all’incontro di ieri con il Cgie alla Camera. Un’assenza che è stata notata dai consiglieri che nel pomeriggio, guidati dal segretario generale Carozza sono stati protagonisti di una audizione informale alla presenza di rappresentanti delle Commissione Affari Costituzionali, Esteri e Cultura.

Vice presidente della Commissione Affari Costituzionali, Roberta Agostini (Pd) ha sostenuto che "il valore del legame dell’Italia con gli italiani all’estero sia stato forse sottovalutato dai saggi", che, come si ricorderà, hanno proposto la eliminazione della circoscrizione estero viste le criticità del voto per corrispondenza. Secondo Agostini "partendo dalla analisi delle difficoltà dobbiamo affrontare quel preciso problema, cioè la modalità del voto, senza intaccare la circoscrizione estero. Per noi – ha sottolineato – il punto di partenza è assicurare il diritto di voto e individuare il sistema migliore per il voto all’estero".

Quindi, la deputata ha annunciato che il Partito Democratico ripresenterà presto nei due rami del Parlamento la proposta Finocchiaro – Franceschini della scorsa legislatura. "Vi propongo fin da ora una audizione in Commissione Affari Costituzionali, quando entrerà nel vivo il tema delle riforme".Un interesse al dialogo che, ha precisato Fabio Porta, ieri nelle vesti di moderatore, gli è stato confermato anche dal presidente della Commissione Sisto che ha mostrato "grande interesse, disponibilità e apertura ad interloquire con il Cgie".
Capogruppo del Pd in Commissione Cultura, Maria Coscia ha citato il passaggio dell’intervento di Elio Carozza sull’importanza strategica di promuovere lingua e cultura all’estero, ribadendo l’impegno della commissione "ad una riflessione complessiva sull’insegnamento della lingua e sul rilancio della cultura italiana all’estero". Negli ultimi anni, ha ricordato, il settore è stato falcidiato, ma ora "il decreto "Valore cultura" ha rilanciato l’istruzione nel Paese" e, comunque, "è un importante segnale dell’inversione di tendenza".

La presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini, intervenuta in rappresentanza delle Consulte regionali dell'emigrazione, ha definito l’attuale un "punto di svolta". "Comprendiamo la crisi ma oggi – ha spiegato – si gioca la partita che rende possibile il rapporto con gli italiani all’estero, o no. È indispensabile tenerlo presente, così come lo è ricordare che siamo tutti legati: Comites, Cgie, Parlamento. Non aver rinnovato i Comites ha significato escludere quei giovani che Regioni e Cgie hanno cercato di attivare". Dunque serve "rinnovare la partecipazione partendo dalla base". Per la Bartolini "ha sbagliato chi mette in discussione l’esistenza del Cgie" perché il Consiglio "è luogo di collegamento", e perché, ha ribadito, "la rappresentanza è una rete". Quanto ai saggi, per Bartolini "hanno dato un giudizio morale: noi con l’Università di Bologna stiamo presentando una proposta di legge". Sulla internazionalizzazione, al centro dell’intervento di Carozza, per Bartolini "non se ne può parlare senza italiani all’estero. E infatti le Regioni si stanno muovendo col Ministero dello Sviluppo Economico proprio in questa direzione".

Breve, ma molto citato l’intervento di Marco Fedi secondo cui il Cgie deve "sfruttate l’apertura riscontrata oggi dalle Commissioni presenti per interloquire con loro". In questi giorni, ha proseguito "gruppi e forze politiche si compongono e si scompongono, nascono nuove difficoltà". Quindi, il Cgie "deve richiamare le forze politiche agli impegni presi". Quanto alla rappresentanza, Fedi si è detto "preoccupato". "Il nostro interlocutore – ha aggiunto – non è il Governo, ma la Farnesina. E il Ministero degli Esteri non dico che è un avversario, ma lo sta diventando e noi dobbiamo evitare lo scontro. Il Parlamento – ha concluso – deve recuperare la sua funzione di indirizzo per l’azione del Mae e di alcune Direzioni generali in particolare".

Per Laura Garavini l’audizione ha "una valenza simbolica determinante. Siamo a "o la va o la spacca". O c’è una risposta e prendiamo atto che i tagli e le misure degli ultimi anni rischiano di vanificare quanto fatto negli anni, o no". Quindi, sulle assenze di alcuni partiti, Garavini ha commentato: "se mancano gruppi o partiti, non è perché non sono stati invitati, ma perché manca interesse e impegno. Allora si deve andare a bussare alle loro porte. L’amarezza della loro assenza nasce dalla considerazione che potrebbero essere determinanti se si mettessero al nostro fianco. Se non siamo concreti come possiamo pensare che le comunità rispondano a progetti come "Destinazione Italia"?". Detto questo, Garavini ha invitato tutti a "non lasciarsi prendere dallo sconforto, oggi siamo l’esempio di come essere propulsivi per uscire dalla crisi, di come non ci lasciamo abbattere". Sulla rappresentanza, Garavini ha detto di sentirsi "tranquilla" e ha proposto al Cgie di mettere in cantiere il secondo seminario. Inoltre, ha aggiunto, il Consiglio generale potrebbe farsi sentire a sostegno della proposta di legge del Pd "così da accelerarne l’iter per mettere in sicurezza il voto".

È quindi intervenuta Renata Bueno, che ha ribadito la sua preoccupazione per la vicenda Pizzolato, mentre a fine seduta è arrivato anche il Capogruppo Pd in Commissione Affari Costituzionali, Emanuele Fiano, che ha ribadito come la posizione del Pd sulla circoscrizione estero "sia contraria a quella dei saggi". "Avremo massima attenzione, ora che tra pochi giorni, dopo l’ultimo voto alla Camera, si darà avvio al Comitato dei 42 per le riforme. Credo che il Cgie debba essere ascoltato dalla bicamerale per le riforme per un contributo sostanziale sul tema", ha aggiunto Fiano. "La relazione dei saggi contiene il loro parere, non quello del Parlamento. Il parlamento, la politica – ha aggiunto – può anche andare oltre i pareri dei tecnici". Contrariamente ai saggi, ha aggiunto, "il Pd non crede ad una rappresentanza relegata nel Senato delle regioni. Poi – ha proseguito – ci interessa la questione della messa in sicurezza del voto all’estero: è un interesse comune che in Parlamento siedano le persone che avete effettivamente votato. Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che nel nostro parlamento ci siano i 18 eletti all’estero. Da quando ci sono loro – ha concluso - è cambiato il modo di guardare agli italiani nel mondo".

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Pubblicato il 27/11/2013 — ultima modifica 30/11/2013
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