Dopo il terremoto, l’alluvione: Modena soffre di nuovo

L'alluvione nel modenese: l'Assemblea legislativa s'interroga sulle cause
Dopo il terremoto, l’alluvione: Modena soffre di nuovo

Un'immagine dell'alluvione nel modenese

La rottura dell'argine destro del fiume Secchia nel modenese, nel comune di Bastiglia, il 19 gennaio scorso in conseguenza delle forti piogge, ha reso necessaria l’evacuazione di alcune centinaia di persone e della popolazione di Bastiglia e di Sorbara, frazione di Bomporto. Con la prefettura è stato attivato il controllo, da parte delle forze dell’ordine, delle abitazioni degli sfollati, e l’Agenzia di protezione civile ha messo a disposizione volontari e mezzi per il trasferimento delle famiglie evacuate in soluzioni abitative di emergenza. Dunque un’altra emergenza, dopo il terremoto di due anni fa, di cui la Regione deve farsi carico, come se una cattiva stella fosse scesa sul territorio modenese, fino a poco fa benedetto da sviluppo, benessere e buona qualità della vita.

Cosa succede? Tutti s’interrogano sulle cause e naturalmente anche l’Assemblea legislativa, dove il dibattito è stato ampio e articolato. Nella ricostruzione fatta, l’assessore alla Sicurezza territoriale, difesa del suolo e protezione civile, Paola Gazzolo, ha ricordato che le acque hanno allagato i centri abitati di Bastiglia e Bomporto e le frazioni di Albareto, San Matteo, La Rocca e Navicello nel comune di Modena, oltre alle aree rurali di Camposanto, Finale Emilia, Medolla, San Felice sul Panaro e San Prospero. Una tragedia resa ancor più drammatica dal fatto che si conta un disperso, trascinato dalla corrente mentre prestava soccorso a chi era in difficoltà.

Quanto a ciò che è successo, l’Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) ha rilevato che dal Natale scorso le arginature del Secchia hanno affrontato altre due condizioni di piena e la ripetuta saturazione, insieme al successivo asciugamento del terreno arginale, potrebbero avere ‘affaticato’ l’opera di difesa, anche se il tratto su cui si è aperta la breccia era già stato interessato da verifiche post sisma e regolarmente tenuto attraverso periodici sfalci e pulizie, con l’ultimo intervento risalente a dicembre 2013.

Del soccorso urgente ai cittadini rimasti ai piani alti delle loro case, così come alla distribuzione di alimenti e generi di prima necessità, si sono occupati i Vigili del fuoco. Dalle prime ore dell’emergenza, hanno effettuato interventi mirati al salvataggio di persone sia da terra che con mezzo aereo. Presenti con 176 unità di personale al giorno, hanno portato a termine 1.355 interventi di soccorso urgente, 1.039 salvataggi alla persona, 34 interventi di soccorso con mezzi aerei e 80 salvataggi con mezzi aerei. Al loro fianco, sono intervenuti anche 150 militari dell’Esercito attivati dalla Prefettura di Modena. La popolazione sfollata è stata accolta in 8 centri di accoglienza allestiti nei comuni di Modena Est, Carpi, Medolla, Mirandola, San Felice e Soliera, oltre che nelle strutture alberghiere, attivate attraverso il coinvolgimento di Federalberghi. Presso i centri di prima accoglienza si sono rivolte oltre 1.500 persone, delle quali circa 800 hanno ottenuto accoglienza, gli altri hanno provveduto a sistemazioni autonome. Da subito, l’Agenzia regionale di Protezione civile ha messo a disposizione circa 1.500 brandine e 3.000 coperte, oltre a 30 pullman e pulmini per il trasporto delle persone, tre natanti e una piattaforma galleggiante mobile. Per portare soccorso e assistenza alla popolazione, si sono attivati un migliaio di volontari.

Oggi l’emergenza è rientrata, e gli abitati di Bastiglia e di Bomporto risultano liberi dalle acque perché si è lavorato per smaltire fango e rifiuti. In attesa delle decisioni del Governo sulle misure di sostegno alle popolazioni colpite, il presidente della Regione, Vasco Errani, ha dichiarato lo stato di crisi regionale per la durata di 90 giorni, assicurando ai Comuni e alla Provincia la copertura di ogni spesa necessaria per affrontare l’emergenza. Con lo stesso decreto, si è provveduto all’istituzione di un Comitato istituzionale ed un Centro di coordinamento operativo, per un’efficace gestione dell’emergenza e un pieno coordinamento tra tutti gli enti interessati. Sempre con decreto del presidente Errani del 24 gennaio, è stata costituita la commissione scientifica con il compito di valutare le cause della rotture dell’argine del Secchia, composta da esperti qualificati in materia idraulica e geotecnica delle Università di Padova, Bologna, Ferrara e Modena-Reggio Emilia.

"Non servono altri studi, altri comitati scientifici per spiegare l’accaduto: era tutto già scritto", hanno lamentato le opposizioni in Assemblea legislativa, insistendo su ciò "che si doveva fare e non è stato fatto, nonostante i segnali fossero noti". Dai banchi della maggioranza, si è convenuto che c’è ancora “tantissimo da fare sul sistema idraulico” del modenese, sottolineando che è necessario “ripensare agli strumenti e alle priorità per la messa in sicurezza del territorio”, anche a livello nazionale. La stessa maggioranza ha segnalato come sia giusto accertare le responsabilità, ma si deve evitare la “ricerca immediata di un capro espiatorio su cui scaricare la colpa”: serve invece un’indagine del “fenomeno nel suo complesso” che dia “indicazioni per procedere meglio”.

Nel dibattito tra le forze di maggioranza e opposizione, sempre improntato alla collaborazione e alla ricerca delle cause vere dell’alluvione, individuate nella mancata manutenzione, si è inserita una drammatica domanda: “il modello emiliano sta cadendo, come è caduto l’argine del fiume”? “Come è potuto sfuggire il problema della rottura di un argine ai tecnici che dovevano controllare?”, si è chiesto un consigliere di maggioranza, aggiungendo che “non è stato fatto tutto ciò che doveva essere fatto”, e quindi potrebbero “essere opportune le dimissioni” dei vertici dell’Aipo, sulle cui responsabilità hanno insistito anche i consiglieri di minoranza.

Ma naturalmente il problema va al di là delle responsabilità personali e investe tutto il sistema Italia. Bisogna pensare a un “cambiamento strutturale delle politiche ambientali”, voltare pagina e “smettere di rincorrere le emergenze”. “Non c’è dubbio – è stato detto - che serva una svolta nella messa in sicurezza del territorio, così come sono necessari provvedimenti nazionali, ma serve anche ripensare agli strumenti e alle priorità per la messa in sicurezza” della nostra bella e sfortunata regione.

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Pubblicato il 30/01/2014 — ultima modifica 30/01/2014
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