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Viedma: Nilda Nervi premiata per il Consiglio Comunale delle donne

Di origini romagnole, la donna argentina non ha mai smesso di lottare per i diritti femminili e la parità
Viedma: Nilda Nervi premiata per il Consiglio Comunale delle donne

Nilda Nervi

Giorni fa, sono andata con mia madre, Nilda Nervi, ad una riunione tenuta al Consiglio Comunale delle donne di Viedma, in Patagonia Argentina. Quando posso infatti, accompagno sempre mia madre nelle iniziative pubbliche. Mi piace sentirla parlare con passione, con convinzione.  Perchè lei non parla: lei fa militanza! E io imparo ad ascoltarla, perché quello che dice non é un pensiero astratto, ma un racconto fatto di carne, intelligenza e cuore.

In questa occasione che sto per raccontarvi, mia madre é stata invitata in quanto ex presidente del Consiglio Comunale delle donne e, insieme ad altre donne anch’esse ex  presidenti, ha ricevuto una onoreficenza. Bisogna però specificare che mia mmma, Nilda Nervi, la cui nonna, Veronica Guiducci, è nata a Montescudo in provincia di Rimini nel 1885 ed è arrivata in Argentina nel 1907, è stata l’autrice della legge comunale che venti anni fa (nel 1993), ha istituito  il primo Consiglio Comunale delle donne, di tutta la provincia del Río Negro, che ha perfino preceduto la creazione del consiglio provinciale delle donne.

Quando Nilda ha avuto la parola, la prima cosa che ha detto è  che si deve lottare per avere piú risorse. E questo lo ha detto di fronte al sindaco (cioè, la massima autorità comunale). Inoltre, ha messo in valore il fatto che le consigliere (e anche la presidenta, certamente) sono scelte col voto diretto di tutte le donne elettrici, come si fa in Argentina con tutti i legislatori ed anche il presidente della nazione.

Il discorso di mia madre è iniziato quasi come una ricostruzione storica, ma è finito in una esortazione a difendere l’istituzione, perchè smetta di essere considerata un’ istituzione “bambina”. E questo perchè c’è stato chi, implicitamente, ha messo in questione la legittimità del Consiglio delle donne e praticamente il suo diritto ad avere un proprio budget.

Questa situazione mi ha portato  subito a pensare al “karma” della storia delle donne nella nostra società. Mi è venuto in mente il fatto che fino a 90 anni fa, in Argentina, le donne venivano considerate “minorenni” davanti alla legge e non avevano nessun potere sui loro figli o i loro beni. Il códice civile le considerava “incapaci”. Soltanto nel 1926 le donne smisero di aver bisogno dell’autorizzazione maritale per disporre dei beni.

E la verità é che a quel punto della riunione, sentendo quelle parole, sono diventata molto triste…Quello finché siamo usciti dalla riunione, quando ho saputo che il budget assegnato anualmente al Consiglio Comunale delle Donne é di solo 9. 800 pesos (850 euro), da condividere con altri consigli (dei portatori di handicap ad assempio). Allora, la mia tristeza é diventata indignazione. Ed ho capito perché bisogna parlare del budget e perché é stato proprio un tema tabù.

 

Rebeca Belloso, Viedma, Argentina

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Pubblicato il 12/07/2014 — ultima modifica 30/06/2014
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