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"Parlami di tER" racconti dall’Emilia Romagna

Un viaggio in regione con Magalì Pizarro per scoprire l’amore tutto emiliano romagnolo per la bicicletta
"Parlami di tER" racconti dall’Emilia Romagna

La bicicletta

Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.

Bambini con le braccia alzate al cielo, dimostrando le loro abilità sulla sella de bici, davanti allo sguardo attento delle bambine che, andando a scuola, vedono nascere l’amore.

Donne, quelle giovani e quelle ‘non tanto’, vestite per andare al lavoro o a fare la spesa. Uomini, col cappello ed il giornale in mano. Il “trin trin” dei claxon che risuonano per le strade. I pedali che girano al ritmo del mattino, trasformando l’Emilia Romagna in una cartolina delle due ruote.

La bicicletta, quel filo conduttore che unisce tutta la regione, è un’estensione di sè stessi. Sotto la nebbia di Ferrara, la pioggia di Bologna e il sole della Romagna, la preferita è lei. E non importa se è arrugginita o è l’ultimo modello. Al momento di girare, per le strade di questa bella regione italiana, qualsiasi stile vale e non esiste distinzione di classe sociale. Sulla bici sono tutti uguali: semplicissimi esseri di faccia, giacca e cravatta al vento, in un piacevole viaggio al lavoro.

Anche se la bicicletta esiste ovunque, sembra questo il suo unico e primo posto al mondo. Nell’Emilia non si usa la bici per fare lunghe distanze, anzi, la si usa per strade corte, dalla casa al bar che dista cento metri! ed è lì, davanti alla porta del bar, che le biciclette riposano, esibendo con splendore i tatuaggi che i suoi proprietari vi disegnano.

A prima vista, quando si arriva a questa oasi delle due ruote, gli occhi scintillano. Almeno questo è successo a me la prima volta che mi trovai a Bologna, ai miei 18 anni. Sapendo di arrivare in una grande città universitaria, credevo di trovarmi con un gran disordine cittadino.

Contrariamente a quanto pensavo, non è stato così! In questa città, chiamata la “dotta, grassa e rossa”, i ciclisti urbani circolano per ciclovie piccole (a volte anche invisibili), e coesistono con l’andare e venire di bus e automobili senza maggiori problemi.

Lo stile dei giovani italiani sulle biciclette è, semplicemente, incredibile. E fanno delle grandi città emiliane una cartolina meravigliosa che si ricrea nelle piazze, strade e vie senza uscita.

Nessuno corre in bicicletta, semplicemente la usano come si porta il cappello, come un abito che si porta tutti i giorni. La lasciano scottarsi al sole, sotto il freddo e la pioggia di inverno, prendendo così sull’acciaio, i marchi di una vita condivisa.

Non manca chi trasforma la sella della bici in una poltrona da usare in qualsiasi piazza della regione, dopo fare la spesa un sabato mattina, per condividere due parole fra vecchi amici, con un piede sul pavimento e l’altro sul pedale, fermando il tempo.

“La bici è il nostro mezzo di trasporto indiscusso”, mi dice Marina mentre giriamo le strade di Modena. “E, sai?… Non ricordo se la mia macchina abbia benzina!”.

Certo! perché muoversi in macchina?

Pierpaolo, anche lui modenese, fa lo stesso viaggio da più di dieci anni: “tutti i giorni prendo il treno verso Bologna, cerco la mia bicicletta, che lascio parcheggiata sempre nello stesso luogo, e parto al lavoro”. Ma… “non te la rubano?” – ho chiesto.

“Magalí, chi potrebbe permettersi di rubare una bici che riflette il passo del tempo nel suo ossido e porta il mio nome in ogni angolo?!”

La bici è, inoltre, un’amica benvenuta sui treni della regione. Portandola sui vagoni è possibile arrivare a Ferrara – la ben chiamata “città delle biciclette”- girare la città estense e ritrovarsi con la magica presenza di artisti italiani – come Lorenzo Jovanotti Cherubini – godendosi dell’Emilia sulla sella della bici in una giornata di sole.

L’Emilia Romagna è così, una regione piena si sorprese, eccellenze e storie.

Da Piacenza a Rimini, andando sulla Via Emilia, i colori dei paesaggi si rinnovano, le distese pianure e le colline invitano i suoi abitanti a percorrerle in velocità, in una sfida su due ruote.

 

Arrivando sulle colline della Romagna, lasciando indietro la città dell’Emilia che si muovono al ritmo dei pedali, ci si trova con la passione, quella passione che trasmette il ciclismo di competizione.

 

Marco Pantani è il simbolo. Nato a Cesenatico, sulla Riviera Adriatica, regalò più di un’emozione agli amanti del ciclismo. In salita, alzato sui pedali, conquistò le grandi montagne delle gare più importanti del mondo. E fece più di un giro nella sua Romagna, attraverso le colline che, oggi, si affollano di bambini e biciclette. Quelle biciclette che, camminando nei piccoli paesi di provincia, si trovano per strada, sotto un albero, mentre i piccoli giocano tranquilli a metri di distanza, senza preoccupazioni, sicuri di tornare e trovarle lì, in attesa.

Le colline romagnole sono la meta ideale per chi cerca un percorso turistico diverso, girando fra piccoli paesi di provincia, godendosi di una Piadina e un bicchiere di Sangiovese con lo sguardo verso il mare.

Così, con gli occhi pieni di mare, mi son goduta un’intera giornata a Cesenatico. Andata e ritorno ai fianchi del Porto Canale, fra piccole strade piene di movimento, di pescatori che arrivano in bici, si preparano e partono al mare per dare ai turisti i migliori prodotti dell’Adriatico.

Appena arrivata a questo centro di pesca – lo scorso autunno – sono andata per primo al Museo della Marineria per farci un giro nella solitudine di una fredda mattina di ottobre.

A Cesenatico, navigli e biciclette vivono in armonia… sarà perché entrambi ci permettono di scoprire il mondo da un’altra prospettiva?

Alla fine del giro all’interno del Museo – allestito meravigliosamente- è stato quasi impossibile vederle. Biciclette tutte uguali, insieme, di colore celeste – quello scelto dal Comune come colore ufficiale – tutte ferme, coperte e al sicuro.

Senza dubitare troppo, chiesi alla curatrice del Museo se era possibile prenderne una “in prestito”. In alcune città dell’Emilia Romagna si utilizza il bike – sharing al quale hanno accesso solo i residenti. Le probabilità di poter prendere una in prestito erano quasi inesistenti. Anche se, per mia grande sorpresa, non c’è stato nessun impedimento! :-) Sono uscita da lì, sulla “mia” bici…

Ho girato Cesenatico con la tranquillità di chi “non ha fretta di tornare a casa”, muovendosi osservando le facce dei pescatori, prendendo il sole di un incredibile pomeriggio d’autunno di fronte al mare, godendo il suono delle foglie sotto le ruote.

Non ci poteva essere niente di più perfetto.

Dopo una giornata lunga, di brezze piene di sale, arrivò il momento di lasciare la bicicletta nel suo posto di origine.

L’ho salutata, come si saluta a una compagna di avventure, e sono andata alla stazione di treni, per ritornare a Bologna, e sorpresa… c’era sciopero in tutte le linee!

“Voglio la mia bici”, ho pensato, come una bimba piccola che vuole un dolce e nessuno glielo dà!. Volevo la mia bici per continuare vivendo la vita su due ruote, allo stile emiliano romagnolo, senza fretta, con la soddisfazione e la certezza di poter arrivare lontano, dove vorrei.

 

Magalì Pizarro,Viedma, Argentina

Le mie esperienze sono raccontate sul blog http://valijasquehablan.com/

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Pubblicato il 12/04/2014 — ultima modifica 11/04/2014
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