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Mar del Plata: il Museo Castagnino un luogo davvero imperdibile

Questo incredibile spazio d'arte e la sua memoria sono uno dei molti volti della cultura marplatense
Mar del Plata: il Museo Castagnino un luogo davvero imperdibile

Il Museo Castagnino

Il Museo Castagnino, uno spazio d´arte, è un tesoro forse un po´ dimenticato dai residenti di Mar del Plata. Forse perché sarebbe –come si suol dire in molti casi- il vicino che ci sta a fianco e a cui diamo un´importanza relativa, proprio perché ce l´abbiamo troppo vicino. Di già quelli che “viviamo” la città, sappiamo dove si trova e chi fu Juan Carlos Castagnino; o almeno sarebbe ciò che si spera di noi in questo senso. Comunque tentiamo la memoria e facciamo un po´di storia di questo museo.

Chi fu Castagnino? Juan Carlos Castagnino nacque a Mar del plata il 18 novembre 1908 (per alcuni la data è 19/11/1908) in una stanza d´albergo della Via Luro tra “España” e XX Settembre. Fino il 1914 visse dalle parti di quello che oggi è ed è stato Camet. Lí suo padre aveva sistemato uno spazio per dedicarsi al mestiere del fabbro. In quel posto pastorale, dove il verde fioriva ovunque, crebbe vedendo sfilare davanti ai suoi occhi, carri, cavalli e contadini di campagna con le loro abitudini, colori e problemi. Finì la scuola secondaria in appena tre anni, sostenendo esami liberi al Collegio Nazionale Mariano Moreno. D´estate lavorava nella succursale della Casa Witcomb di Buenos Aires, la più antica delle case quanto a mostre e fonte di documentazioni fotografiche dell´Argentina ubicata in Via Florida, all´ultimo trentennio del secolo XIX. Nel 1928 entrò alla Facoltà di Scienze Esatte dell´Università di Buenos Aires per studiare Architettura e allo stesso tempo frequentare la bottega di bozzetti della Mutua delle Belle Arti e in seguito all´Accademia Nazionale delle Belle Arti. Nel 1938 fu uno degli aiutanti del celebre pittore murale David Alfaro Siqueiros. Poi, fu uno dei pittori del gruppo di pittori di questo genere integrato da Spilimbergo, Berni, Colmeiro ed Urruchua, responsabili del lavoro alla cupola della Galleria Pacifico, prima opera murale realizzata in un posto pubblico della capitale argentina. Nel 1939 viaggia in Italia, Spagna e Francia. Nel 1953 viaggia in Oriente (Cina Popolare, Mongolia). In quella parte del mondo lasciò testimonianza con numerosi acquerelli, bozze ed appunti. Nel 1958 si presentò al concorso della Fiera Internazionale di Bruxelles e vinse la medaglia d´onore con l´opera “ La curtiembre” (“La conceria”). Nel 1960 ottenne una menzione speciale alla Biennale di Messico con la stessa opera. Nel 1962 Castagnino fece per EUDEBA (Editrice Universitaria di Buenos Aires) una serie di illustrazioni del Martín Fierro di José Hernández. Questo libro –lungo racconto della vita di un “gaucho” scritto in versi- riuscì a dare un volto al più popolare dei personaggi della letteratura argentina; fu, questo, l´avvenimento editoriale dell´anno. Dal 1964 al 1966 si stabilì a Roma e girò per quasi tutta l´Europa, frequentando le antiche pinacoteche dell´arte occidentale, assistendo anche alla bottega di André Lothe. Nel 1969 venne invitato ad esporre nell´ URSS, in Polonia e in Germania.

Il suo decesso avvenne a Buenos Aires il 21 aprile del 1972. Castagnino è stato definito “pittore sociale” poiché utilizzava la pittura per denunciare le ingiustizie del mondo in cui viveva e del mondo nel suo complesso. Era un uomo preoccupato ed occupato con la problematica del suo tempo. I suoi dipinti erano come documenti artistici della società che lo circondava; quella stessa società a cui voleva dare una faccia meno scura e meno triste, forse. In verità poco sappiamo dei suoi crucci interni come uomo; e, come press´a poco diceva un poeta”: chi può sapere quello che succede nell´anima degli individui?; chi, dei suoi incubi notturni?; chi, di ciò che vorrebbe cambiare in sè stesso e nel suo prossimo?”. Del Museo possiamo riferire che a metà degli anni ´80 del secolo scorso, l´antica casa della tradizionale famiglia Ortiz Basualdo divenne sede del Museo Municipale d´Arte Juan Carlos Castagnino . La magnifica villa che oggigiorno è patrimonio storico della città di Mar del Plata, si trova sulla collina Stella Maris e circonda l´edificio disegnato dagli architetti Louis Dubois e Paul Paters. L´edificio fu costruito dai Basualdo nel 1909 e rimodernato nel 1919 conservando il suo classico stile, agli inizi del Xxmo. secolo. In ognuna delle sue stanze, si può notare la reminiscenza dei castelli francesi decorati dal disegnatore belga Gustave Serruier-Bovy , che diede alla villa ll´impronta dell´”art nouveau”. I mobili originali del Belgio, le scale di quercia e ferro battuto con dei fiori e delle linee geometriche, le lampade, i dettagli della mobilia e le altre parti dell´art nouveau vengono considerate –dagli specialisti internazionali- come una delle migliori collezioni del mondo di questa corrente. Comunque, e al di là di queste reliquie, il Museo vanta di una mostra completa di 450 opere eseguite da artisti “marplatenses” e nazionali, e cioè: pitture, disegni, incisioni, fotografie e sculture, aparte delle 130 opere di Castagnino che conferiscono il nome a questo museo. Le opere del pittore si esibiscono al secondo piano alternativamente assieme a fotografie e oggetti personali che ricordano la sua vita. Commenti sulle sue opere. “ Castagnino centra la sua pittura nell´uomo. Riesce a fare un connubio tra la figura umana e il paesaggio .Nobilita la presenza delle sue creature di carne ed ossa senza mitigare troppo la durezza del gesto con cui sono state segnate dalla vita. Improvvisamente avvertiamo una serenità “giocondesca” in alcuni dei suoi ritratti di donne popolane le cui mani ripetono il gesto del quadro di Leonardo: genti del nord, paesaggi del Paraná o dell´Uruguay, rive di Mar del Plata, sobborghi di Buenos Aires (“porteños”)... Ciononostante non vi ci arriviamo ad egli mercé la sola virtù dei suoi temi tanto nostrani, ma -e soprattutto- attraverso un´atmosfera, un particolare bagliore dei cieli, un colore che sembra imparato dalla terra. Appartengono a Castagnino quei cavalli creoli (“criollos”) di profilo d´ariete su una nervosa testa con al vento le sue crini, larghe le nari che fiutano la libertà nell´aria; certe maternità operaie in cui la tenerezza lirica non affievolisce l´impatto della dolorosa e muta protesta; sono –finalmente- di questi esseri e di queste cose del paese che han fatto sí che il nostro artista si sentisse parte della loro vita e volesse avvicinarglisi con solidale fervore. Bisogna dire inoltre, che il Museo si può visitare durante tutto l´anno; basta informarsi degli orari alla Segreteria di Turismo di Mar del Plata, per cui invitiamo tutti i fans dell'arte, a fargli una meritata visita.

Luciano Fantini, Mar del Plata, Argentina

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Pubblicato il 07/04/2014 — ultima modifica 08/04/2014
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