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Le lasagne della nonna Vera Frani

Una ricetta tradizionale cesenate porta il sapore di casa dal Belgio all’Argentina
Le lasagne della nonna Vera Frani

Le lasagne di Vera Frani

C’è una tradizione che si tramanda da qualche anno a casa nostra, per la festa della mamma, mio marito Marco Foschi, emiliano romagnolo del Belgio ora trasferitosi in Argentina prepara le lasagne, assieme ai nostri figli Olivia e Andres. Ma non sono lasagne qualsiasi, sono le lasagne della ricetta che gli ha tramandato sua nonna, Vera Frani.

Dovete sapere che la nonna di Marco, Vera Frani appunto, è nata nel 1932 a Rimini, ma è cresciuta a Cesena (Borello), dove ha fatto le scuole e ha cominciato a lavorare come domestica. Nel 1948 il nonno Domenico emigra in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone. A Natale del 1948 si traferisce in Belgio tutta la famiglia Frani. Vera si ricorda ancora che faceva molto freddo e che ha pianto tanto guardando la città di Charleroi, dove tutto era nero, per il carbone e le industrie. A 16 anni Vera trova impiego in una fabbrica dove si lavoravano il metalli, dove facevano cucchiai, tra altre cose. Era un ambiente di lavoro molto duro, rumoroso, pieno di uomini che lavoravano senza protezioni e lei non parlava il dialetto francese di quella regione ( il "vallone"). Lavorando così, come operaia, Vera ha perduto un pezzo di dito (la falange del indice della mano destra), schiacciato dall'apparecchio di lavoro (una pressa).

Vera conosce suo marito, Giovanni Foschi, in Belgio, ma anche lui era nato a Cesena (Luzzena), circa 6 chilometri da Borello. Dunque le loro famiglie si conoscevano. Aspettano i 18 anni di Vera per sposarsi. Ai 19 anni Vera lavorava in una fabbrica, ma deve smettere perchè resta incinta. Dopo la nascita del bambino, Edgardo Foschi, padre di Marco, nel 1951, torna a lavorare ma come lavoratrice domestica e badante, da un architetto e 8 anni dopo nasce il loro secondo figlio, Claudio Foschi. Alla fine degli anni '60 la nonna Giuseppina ritorna in Italia e tre delle sorelle di Vera partono per il Canada, dove, due di loro, vivono ancora. Vera e Giovanni fanno studiare i loro figli, che diventano professionisti, Edgardo medico e Claudio dottore in geografia.

Vera e Giovanni parlano il dialetto romagnolo e lo spirito dell'Emilia Romagna abita ancora a casa loro ed è vivissimo. Vera ha trasmesso il suo amore per la Romagna attraverso il cibo, la tavola generosa e accogliente, sempre pronta per i suoi.  Oltre al fatto di essere cresciuto nella sua cucina, Marco ha chiesto alla nonna la ricetta della sfoglia quando ha lasciato casa sua, prima di partire per l’Argentina, nel 2005. Questo impasto "base" serve per fare sia i tortelli, sia i capelletti, sia le lasagne. Come vi dicevo all’inizio, per il giorno della mamma in Argentina (la domenica del 19 ottobre) Marco ha fatto le lasagne romagnole insieme al figlio di mia sorella, mio nipote anche lui di origini emiliano romagnole e che così ha imparato la ricetta. Lasagne 2Erano "quasi" tanto buone come quelle della nonna ed erano certamente un omaggio a lei, come ogni volta che Marco fa la pasta: lo fa pensando a lei!

La ricetta è presto raccontata. Per fare la sfoglia servono 1 etto di  farina per ogni uovo, poi bisogna impastare bene e tirare la pasta sottile. Per il ripieno servono invece, una besciamella fatta con latte, farina e burro, un buon ragù alla bolognese e tanto parmigiano reggiano. Et voilà. Così semplice e così piena di sapore, di vita, di amore, come Vera.

Rebeca Belloso, Viedma, Argentina

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Pubblicato il 07/01/2015 — ultima modifica 07/01/2015
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