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Gisele Rasi dal Brasile a Cattolica per commemorare il suo 25 aprile

I Rasi d'oltreoceano alla premiere del film dedicato a Domenico, loro cugino, martire del fascismo
Gisele Rasi dal Brasile a Cattolica per commemorare il suo 25 aprile

La locandina del film

Sin da quando il mio bisnonno è arrivato in Brasile, non ha mai dimenticato i suoi parenti distanti e la sua terra: l’Italia. Il destino degli immigrati è quello di avere un cuore diviso per sempre. Con la sua morte la comunicazione con i parenti si è spenta. Per anni non si è saputo più nulla dei Rasi dell’altra parte dell’oceano. È vero, ci sono state visite alla nostra città natale Cesena, senza mai, però, un contato con quel ramo della famiglia lasciata, ma, in fondo, mai dimenticata. Di concreto, c’era rimasto solo un indirizzo che per fortuna, dopo tanti anni, ci ha permesso di riavvicinarci, ci ha portato ai nostri cugini, che sembravano scomparsi nel tempo: i figli e nipoti dello zio Urbano, fratello più caro del mio bisnonno. Ritrovare i nostri cugini è stato come ritrovare noi stessi, i vincoli di sangue non possono essere sciolti né dalla lontananza, né dal tempo. Improvvisamente mi accorgo che mi sento italiana...e capisco perché la pasta di domenica in una tavola imbandita e rumorosa è un evento così importante. È per farci ricordare che qualcuno ha lasciato il cappello per tenerci il posto nella loro terra, che così diventa anche la nostra.

Nel lontano Brasile, gli orrori della guerra erano notizie del giornale. Protetti dalle bombe, ma non dalla diffidenza delle autorità locali, gli italiani, così come altri cittadini oriundi di paesi dell’asse, soffrirono con la discriminazione. La sfiducia era tanta che perfino squadre di calcio fondate da italiani dovettero cambiare nome. I vari Palestra Italia si trasformarono in Palmeiras, a San Paolo, Fluminense, a Rio de Janeiro e Cruzeiro a Belo Horizonte. Dimenticare l’italiano è stata una necessità per tentare di esercire la cittadinanza brasiliana pienamente. La lingua madre si perse, e con essa, pure il legame con parenti d' oltremare.

Non tutti gli italiani sanno, ma alcuni giovani eroi brasiliani sbarcarono a Napoli e combatterono contro la Linea Gotica, al lato del quinto esercito americano. Noi li chiamiamo affettuosamente “Pracinhas”. Vennero in Italia così mal equipaggiati che ricevettero tutto, incluso la divisa, dagli americani. Li distingueva uno strano emblema portato sul braccio: un serpente fumando. Si dice che questo strano simbolo trova origine da quello che si diceva all’epoca, che sarebbe stato più facile vedere un serpente fumando piuttosto che il Brasile in guerra. I nostri soldati combatterono con coraggio in Toscana. Monte Castello, Montese e Castelnuovo in provincia di Lucca furono battaglie sanguinose che permisero catturare un’intera divisione di fanteria tedesca. Mentre noi accompagnavamo le gesta eroiche dei nostri “Pracinhas”, non sapevamo che là, sulle rive del mar Adriatico, la guerra lasciava ferite indelebili agli italiani ed in particolare alla nostra famiglia...

Il 25 aprile 2015 ritorniamo in Italia per l'anteprima del film: "Tutti morimmo a stento" – di Alessandro Nunziata - La vera storia di Domenico Rasi e Vanzio Spinelli Oggi, la storia di Domenico la conosciamo a fondo, grazie agli studi storici svolti da Alessandro Nunziata. Già solo questo sarebbe stato un privilegio, ma vederla sul grande schermo ci riempie allo stesso tempo di commozione e orgoglio.

La proiezione del film permette di mantenere viva la memoria di un ragazzo che non voleva la guerra anzi, come lui stesso scrive “non voleva fare male a nessuno”, ed ha pagato con la sua giovane vita questo suo desiderio.

È importante e simbolico che questo messaggio sia trasmesso a Cattolica dove giovani di tutta Europa, ma sopratutto italiani si riuniscono durante le vacanze estive e celebrano la vita, proprio dove settanta anni fa si scrissero alcune delle più drammatiche tragedie della guerra.

Su Wikipedia c’è la foto di Domenico…è un bel ragazzo nel fiore dell’età che mi guarda e mi dice: Io ho fatto parte della storia della riunificazione di un’Italia smantellata da una guerra intestina. Mi sento in dovere di dirgli: “Grazie”.

La nostra vita è andata così. La partenza, la famiglia divisa, la guerra, Domenico è morto, … il tempo è passato... ma oggi siamo qui tutti riuniti intorno ad un ricordo, a una rievocazione. Dopo la morte, si rinasce!

Gisele Rasi, San Paolo, Brasile

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Pubblicato il 22/04/2015 — ultima modifica 22/04/2015
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