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“È impossibile che gli italiani si sentano stranieri in Argentina”

Marcello Curci, Console italiano a Mar del Plata parla del suo lavoro, degli obiettivi raggiunti e futuri
“È impossibile che gli italiani si sentano stranieri in Argentina”

Il Console Curci

Nell’intervista che segue, Marcello Curci, Console italiano di Mar del Plata, dove circa 50.000 persone hanno la cittadinanza italiana,  parla del suo mandato, degli obiettivi che sono stati raggiunti e quelli ancora da perseguire.

 

Quando sono arrivato a Mar del Plata, io conoscevo già l´Argentina perché prima fui inviato come Viceconsole alla città di La Plata. Quando mi proposero di venire a Mar del Plata, avevo già un´idea di quali sarebbero stati i compiti da farsi,

Quali sono le priorità di cui il Consolato deve occuparsi?

Il conseguimento della cittadinanza, il passaporto e lo stato civile delle persone. Queste sono le attività principali dato che di attività commerciali ce ne sono poche. D´altra parte, l´attività culturale decadde quando furono traslocati (non sostituiti) i tre professori che stavano qui.

Come trovò lo stabilimento che occupa il Consolato quando arrivò in città e come lo vede adesso?

Il Consolato -in un certo momento- aveva concesso appuntamenti per le cittadinanze fino al 2014, ma quando arriveremo al 2015, dovremo fermarci perché non ci è più possibile, almeno per ora, assegnare altri turni oltre quest´ultima data per una logica questione di tempo e causa la crisi che attraversa l´Italia in questo momento. A Mar del Plata –con i tagli finanziari nel nostro paese- abbiamo dovuto contentarci con meno personale; cioè, abbiamo perso tre impiegati amministrativi e i tre professori di cui ho già fatto cenno. Quindi, con meno personale abbiamo dovuto affrontare una carta del lavoro che fu presa quando c´era il personale al completo. Oggi come oggi invece, ci sono soltanto dieci impiegati.

Risulta sufficiente questo numero per soddisfare gli scopi che si erano stipulati?

No; ma al di là di questo rapporto impiegati-cittadini tanto sfavorevole, abbiamo consegnato più di 3.000 passaporti nel 2013 e abbiamo ricevuto quasi 2.500 gruppi familiari per quanto riguarda la cittadinanza. Perché, oltre a ricevere il pubblico in modo personale, abbiamo anche ricevuto atti via internet o via fax. Il lavoro si moltiplica. E a ciò si aggiunge tutta la posta che arriva dal Comune italiano. C´è tutta una corrispondenza da accudire ed assistere. Arrivano più o meno, tra gli 80 e i 90 mails al giorno.

Il marplatense che fa la richiesta della cittadinanza italiana, lo fa per ottenere il passaporto e poter viaggiare, o perché veramente desidera di essere un cittadino italiano?

La maggioranza chiede il passaporto perché risulta un documento utile per viaggiare. Quando qualcuno acquisisce la cittadinanza, quasi sempre chiede pure il passaporto.

Esiste una data prestabilita per avere la cittadinanza o dipende da ogni caso?

Dipende da ogni caso. In questo momento, siccome siamo in pochi, non diamo appuntamenti se non fino al 2016. Essi sono stati bloccati fino il 2015. Ciò non significa che non si stia lavorando per concedere le cittadinanze; ciò significa che ci stiamo occupando di quelle cittadinanze con cui ci siamo impegnati verso le persone citate lungo il 2014 ed il 2015. Causa il ribasso dei preventivi e la mancanza di personale, le persone che hanno inoltrato la cittadinanza, si trovano ancora in sospeso perché adesso dobbiamo occuparci di quelle ricevute un anno fa. Quindi, se lei inoltrò la richiesta per la cittadinanza italiana un anno fa e gli fu accettata, c´è tutto un lavoro che va richiesto: documentazione, timbri, ecc. E questo è molto difficile con poca gente. Prima del mio arrivo, quando il Consolato aveva 18 impiegati, sono stati aggiudicati molti appuntamenti poiché così era possibile lavorare. Adesso mi trovo con la metà del personale e con molti appuntamenti già concessi, il che è un problema.

La richiesta è costante?

Veramente è cosí. In Italia non ci sono limiti di legge per sollecitare la cittadinanza. E qui ci sono molti discendenti di italiani che hanno il diritto di voler averla.

Che non esistano quei limiti, è positivo o negativo?

In un dato momento si dovrà mettere un freno, data l´impossibilità di gestire le cose come stanno. Se all´improvviso un milione di argentini volessero chiedere la cittadinanza, il sistema crollerebbe dato che dei 44 milioni di argentini secondo le statistiche, abbiamo una percentuale di persone di origine italiana che va dal 50 al 60%. D´altra parte, non tutti hanno le carte in regola; non tutti hanno la forma... ma se solo un 10% del totale dei discendenti di italiani chiedessero la cittadinanza, saremmo di fronte a due milioni di cittadini. Ed il problema non è soltanto la cittadinanza. Il problema viene dopo. Ma questa è una decisione politica che non sta nelle mie mani.

Lei fece menzione di un abbassamento dell´attività nella parte commerciale. A che cos´è dovuto questo fatto? Alla crisi dei paesi come l´Italia o a che, all´Argentina non interessò quanto le si poteva offrire da là?

Per me sono due i motivi di questo calo. A Mar del Plata, l´industria tessile diminuì la sua produzione. Cosí è stato con l´industria peschiera. A questo dobbiamo aggiungere una crisi da parte dell´Italia ed una quantità di fattori negativi. Ciononostante e com´è sempre stato per tradizione, l´interscambio commerciale tra l´Italia e l´Argentina non è mai stato molto elevato. Se non sbaglio, l´Italia è il sesto paese nell´interscambio che l´Argentina ha con l´estero.

A Mar del Plata, avete un Addettto Commerciale?

All´ambasciata, sí. Ci sono però, Consolati che ce l´hanno; per esempio: Rosario e Mendoza. Ma qui non ne abbiamo avuto mai uno. Sarebbe molto positivo avere un Addetto Commerciale, ma è impossibile perché la riduzione di personale è qualcosa di innegabile. Stiamo lavorando con il limite minimo del personale. Se mi tolgono ancora della gente, non potrò continuare ad offrire il servizio. È un obbligo privilegiare il cittadino. Nel 2015 tornerò ad aprire la lista per iscrivere altre persone per avere la cittadinanza: è un diritto del cittadino.

Ci sono delle possibilità a futuro per far qualcosa con la cultura?

In questo momento no, poiché sfortunatamente il Console deve sostenere degli obblighi giuridici. Cioè, se io non consegno un passaporto italiano a un cittadino e lascio passare del tempo, questo cittadino può presentare querela. Se qualcuno reclama un passaporto in un tempo che va al di là del tempo stabilito per averlo, il Consolato si trova nei “pasticci”. Allora,il tempo lo dobbiamo dedicare a questo. I cittadini, quanto più crescono, tanto più il Consolato deve impegnarsi al loro riguardo. Perché?: perché tutti quelli che chiedono la cittadinanza sono persone che hanno violato la legge italiana dato che, come cittadini hanno omesso di dichiarare le loro nozze o la nascita dei loro figli. Nel caso dell´Italia e grazie alla generosità della legge italiana, qualsiasi persona può dichiarare i propri figli anche se essi hanno 80 anni; la legge italiana non prescrive; non si pagano nè multe nè niente. Quanto agli altri paesi europei i limiti ci sono; in Italia, no. Se lei si presenta dopo 120 anni, si mette in fila in attesa della cittadinanza poiché il suo diritto non ha scadenza. Quando nasce un bimbo si hanno tre mesi per venire presentato al Comune italiano. E questo Comune ha altri sei mesi per il registro del bambino. Se invece lei si presenta dopo 10 anni, non c´è nessun obbligo nè altro. Comunque l´Italia, è stata sempre molto generosa con i suoi immigranti. Ha fatto emanare delle leggi molto elastiche con essi e sempre ha dato loro la possibilità di rientrare. Ma negli anni `80/´90 la legge che era stata applicata dal 1912 (che fu quando l´Italia riuscì ad essere la quinta potenza mondiale, quando arrivavano le pensioni, i sussidi ecc.), tutto il mondo si presentava per venir considerato un italiano. E in quel momento, è stato difficile porre dei limiti. Allora le leggi rimasero tali e quali erano. Se qualcuno si presenta dopo 15 anni e vuole il passaporto per lui e suo figlio minorenne, bisogna andare indietro nel tempo per cercare ogni traccia dato che si devono mettere tutte le carte in ordine per dargli questo passaporto . Ma com´è logico, si devono presentare tutte le carte necessarie.

Si sente straniero a Mar del Plata?

È impossibile che gli italiani si sentano stranieri in Argentina perché ovunque uno vada, incontra italiani della prima, seconda o terza generazione, ma italiani. Ancor di più in una città come Mar del Plata, con una crescita veramente importante. Il turismo e la pesca sono state le due ricchezze di questa città per molti anni. Quelli furono i due elementi di tradizione. La pesca era piena zeppa di italiani, soprattutto siciliani e campani. I pescatori italiani vennero a queste terre per realizzarsi nel mestiere della pesca. Ecco perché per me, è come se stessi vivendo in Italia.

Il passaporto consente l´ingresso al Mercato Comune Europeo. Lei crede che questo fatto abbia influito nella situazione della Grecia o nella crisi dell´Europa attuale?

La colpa non è dell´Europa; non è degli europei. Se la Grecia non entrava nel Mercato europeo, sarebbe rimasta in default. In un mondo globalizzato tale e quale è oggi, con tanti centri economici che prima non c´erano (come la Cina, l´India, gli Stati Uniti, il mercato asiatico), cosa mai potrebbe fare un paese cosí piccolo come la Grecia? Per me è stato positivo. È come l´Italia; se si trova da sola è una cosa, se invece è protetta dal Mercato Comune Europeo, è un´altra. L´Italia è il secondo paese esportatore dell´Unione Europea in materia di articoli tecnologici. E la seconda parte commerciale della Germania è l´Italia. Si muovono cifre astronomiche; quello è il motore che evita che l´Italia non decada, non venga meno in una crisi economica.

Il paese che ha dato mostra di una crescita più forte è stato il Brasile. Lei, come conoscitore del mondo, quali prospettive vede in esso di quello che è il Sudamerica?

Il Brasile è una grande potenza economica attuale e virtuale perchè possiede ricchezze e materie prime in grande quantità. È un mercato enorme: 200 milioni di abitanti. La classe media è cresciuta e, per di più, il Brasile ha anche industria; è un paese che ha molto peso nella comunità internazionale. Anche la Colombia sta molto bene; e cosí  pure il Perú è cresciuto molto... ma sono delle piccole realtà.

E come le viene di fare un analisi dell´ Argentina?

L´Argentina è un paese che ha grandi e potenziali risorse. Deve approfittare le sue ricchezze ed aprirsi di più verso i paesi che le sono amici.

Attualmente, l´Europa è inflessibile a riguardo dei turisti. Lei pensa che questo -per esempio- sia giusto rispetto agli argentini che hanno sempre tenuto le porte aperte a quanti arrivavano a queste terre?

Quelli che vennero in questo territorio hanno sempre rispettato le leggi argentine. Se lei viene come turista, se ne va come turista; se invece deve rimanere, deve pure avere qualche motivo. E perciò c´è il visto. Chieda il visto e glielo daranno. Allora,se qualcuno chiede il visto come turista, non può rimanere. Questo fatto non deve confondersi con la politica argentina di quei tempi perché quelli che arrivarono qui furono chiamati, cercati; c´era un´organizzazione. E allora, l´Argentina lo fece molto bene poiché la gente veniva con il proprio passaporto ed il visto. A tutti gli si facevano controlli a Buenos Aires, dopodiché se ne andavano all´interno del paese. É stata una politica molto intelligente. Ciononostante, oggi in Europa è diverso. É diversa la situazione, il momento politico, la legge. Non si può fare un paragone nel caso che stiamo esaminando.

E , quanto al movimento dei popoli africani, cosa ne pensa?

Questo è un altro problema; un problema tragico perché è un problema umano, politico e criminale. Non solo di quelli che entrano in paese, ma di quelli che lo organizzano. Ci sono delle organizzazioni che sfiorano il crimine e questo fatto or ora, è arrivato ad un livello internazionale. É –come dissi- una tragedia umana perché la gente arriva clandestinamente, organizzati da bande di delinquenti che pagano migliaia di dollari per portarli in Europa e poi li lasciano senza documenti, morti di fame e di freddo... alla deriva. È una questione tremenda; difficile da risolvere perché dobbiamo soccorrere . Allora li portiamo in Italia. Qui si deve verificare da dove sono dato che non lo si sa. Loro dicono di essere di qua o di là, ma non hanno carte da esibire.

Come va risolto questo problema?

Ci sono parecchie soluzioni. Risolvere il problema nel loro paese è primordiale. Perché scappare da un paese che sta bene? Questa è la prima cosa da sapere ed è molto difficile. Pensiamo alla Somalia, per esempio; o al tema della Siria. Dopo sí, è un problema europeo.

Quale riflessione le ha portato l´arrivo di Papa Francesco al Vaticano?

É una novità avere un Papa non italiano. Per noi è il Vescovo di noi cattolici. E quando diventa Papa è universale, è di tutti. Sappiamo che è il capo della Chiesa e dei cattolici nel buon senso. Ci sono delle realtà molto conflittuali in America, Africa ed Asia. Lì, i Papi, sogliono focalizzare lo sguardo; cioè, dove ci sono problemi maggiori come la persecuzione che da tempo patiscono i cattolici in quegli spazi. Quindi il Papa in cuor suo e quando arriva a Roma, ha di fronte al suo sguardo il mondo stesso. Non più una Nazione. Adesso il Cardinale Bergoglio è il Papa del mondo. E questo Papa risulta abbastanza peculiare perché parla di sè stesso come Vescovo di Roma, non come Papa. E sicuramente il fatto di presentarsi come Vescovo di Roma ha un suo significato. Difficilmente un Papa parla a vanvera. E quale sarebbe il significato secondo lei? Che è più prete che Capo di Stato. Per quanto a me riguarda nel mondo in cui viviamo, questo è favorevole. Avere una guida spirituale in questo momento è molto importante.

 

Luciano Fantini, Mar del Plata, Argentina

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Pubblicato il 30/08/2014 — ultima modifica 30/08/2014
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