Casa della memoria dell'emigrazione

Da Berceto a Compiano

Porcini di Borgotaro

 

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La Strada del Fungo Porcino di Borgotaro parte alta, sopra gli 800 metri di altitudine di Berceto, dal punto d’arrivo parmense dell’antica Via Francigena, prima che questa importante arteria medievale, attraverso il passo della Cisa, valicasse nella Lunigiana toscana. Berceto è uno dei più antichi borghi dell’Appennino Parmense, col suo centro storico caratterizzato da strade lastricate, portali decorati, case in pietra e, soprattutto, il Duomo romanico risalente al XII secolo dedicato a S. Moderanno. Si entra nella basilica passando attraverso il portale d’ingresso ancora originale; all’interno, troviamo l’altare maggiore con una rara formella longobarda, il sepolcro trecentesco di S. Boccardo, i capitelli quattrocenteschi e il ricco tesoro del Duomo che conserva preziosi arredi e oggetti liturgici di varie epoche.

La favorevole posizione di Berceto, a ridosso del crinale appenninico, pone il paese come punto di partenza privilegiato per escursioni in alta quota e nel vicino Parco regionale dei Cento Laghi. Da Berceto la Strada del Fungo inizia il suo tragitto percorrendo la provinciale 523. Le atmosfere antiche si mantengono nella frazione di Roccaprebalza, antico borgo coi ruderi di un castello, e – a sinistra della provinciale, in una valletta appartata – a Corchia, piccolo borgo in pietra di epoca medievale ancora integro e di grande suggestione, alimentate dalle storie dei minatori che qui vivevano estraendo ferro e rame dalla montagna.

Si scende ora verso la valle del Taro, si piega a sud-ovest e si costeggia il torrente fino a raggiungere Borgo Val di Taro, capoluogo della valle e capitale del fungo porcino. “Il borgo”, come lo chiamano i suoi abitanti, era situato su un ramo secondario della Via Francigena e la sua posizione di crocevia strategico lo rese oggetto di continue contese storiche.

All’interno dell’antica cinta muraria si trovano la chiesa del patrono S. Antonino, il prestigioso palazzo Tadiani e la prospettiva di Via Nazionale, delimitata da palazzi sei-settecenteschi colmi di affreschi e di stucchi. Fra questi, anche palazzo Boveri, con la facciata piena di stemmi e cartigli nobiliari, realizzati nel 1714 quando Elisabetta Farnese passò di qui per andare in sposa a Filippo V di Spagna. Non distanti dal capoluogo, l’Oasi WWF dei Ghirardi a Porcigatone e la “Via del castagno” in località Pontolo. Da visitare, certamente, ma non prima di aver assaggiato le specialità gastronomiche borghigiane a base di funghi o di altri prodotti del bosco.

Proseguendo lungo la provinciale 523 s’imbocca, a sinistra, una strada panoramica che risale la valle del torrente Gotra e conduce ad Albareto, centro climatico tra faggete e castagneti.

Un posto per escursionisti e cercatori di funghi. I primi, dirigendosi verso Montegroppo, possono scoprire una valle incontaminata ricca di sorgenti, oratori e maestà con viste mozzafiato nelle giornate terse. I secondi, muniti del necessario tesserino e con un po’ di fortuna e abilità, possono trovare, in questa zona particolarmente vocata, porcini e altri gustosi funghi. Tutti possono gustare la cucina locale, risultato di un felice incontro fra le tradizioni parmensi, liguri e toscane e non è un caso che il passo dei Tre Confini sia nelle vicinanze.

Da Albareto, dirigendosi verso nord-ovest, ci si ricollega alla provinciale e si entra nel comune di Tornolo, attraverso la frazione di Tarsogno, sede del "Museo dell'Emigrante", nota per le numerose strutture alberghiere presenti. Dominano questa zona gli oltre 1400 metri del monte Zuccone, meta di passeggiate fra boschi ricchi di funghi, castagne e piccoli frutti. Le praterie del passo di Cento Croci sono vicine e un’escursione fin lassù permette di godersi il panorama di tutta la Val Taro. Vale poi la pena fare una puntata nella lontana frazione di Santa Maria del Taro, tra il monte Penna e il passo del Bocco, con il suo ponte medievale, la parrocchiale e un inusuale monumento che ricorda l’epoca ottocentesca in cui inglesi e belgi sfruttavano le miniere della zona. Qui il clima e i colori delle case fanno capire che il mar Ligure è davvero vicino.

Prima di andarsene merita un’escursione la non distante Foresta demaniale del monte Penna , di grande interesse ambientale. Seguendo il fiume Taro nella sua discesa verso la pianura si raggiunge poi Bedonia, un grosso borgo che rappresenta il cuore religioso, ma anche scientifico, di questa zona, collocato in un territorio che ospita le cime più alte e suggestive della Val Taro. Il connubio tra religione e scienza si realizza nel monumento di maggior pregio del paese: il Seminario vescovile annesso al santuario della Madonna di San Marco.

Qui sono ospitati: "l'Opera Omnia" dello xilografo R. Musa, la "Quadreria", il Museo di "Storia Naturale" e sala archeologica, il Planetario e l'Antica Biblioteca. Buona ricettività e strutture sportive si mescolano ai colori chiari e luminosi delle case, fatto insolito per l’Appennino, dovuto all’influenza ligure. Bedonia è patria di venditori, suonatori ambulanti e saltimbanchi che, nel XIX secolo, girovagavano l’Europa. Anche qui la gastronomia offre piatti a base di funghi e frutti di bosco, trote di torrente e cacciagione. Dolce tipico è una torta di farina di castagne ricoperta di ricotta.

Puntando di nuovo verso il Taro si completa l’itinerario raggiungendo Compiano, sentinella militare della valle, con il possente castello posto sulla cima di un colle e il grazioso borgo circostante ancora cinto di mura come un tempo. Salendo per gli stretti vicoli lastricati del paese, si possono ammirare case-torri e palazzi nobiliari con antichi stemmi sui portali.

Sulla piazzetta, il pregevole interno della chiesa di S. Giovanni Battista e, più in alto, la chiesa di S. Rocco, trasformata nel Museo degli Orsanti (gli ammaestratori di orsi) che testimonia le attività di saltimbanchi intraprese dagli emigranti di queste terre. All’interno del castello, due pregiati musei: la Collezione" Raimondi, eredità dell’ultima proprietaria del maniero e l'unico museo massonico d'Italia "Orizzonti Massonici".

Il percorso finisce qui. I sapori e i profumi intensi dei funghi porcini rimangono nella memoria, ma non sono da meno le emozioni date da questa Strada, un autentico tuffo nel Medioevo profondo.

Potete trovare maggiori informazioni: strade.emilia-romagna.it

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Pubblicato il 06/06/2014 — ultima modifica 06/06/2014
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