Casa della memoria dell'emigrazione

La piada

La piada Cosa sarebbe la Romagna senza la sua piada??? E cosa sarebbe la piada senza i suoi romagnoli che l’hanno eletta a piatto tradizionale??  Del resto già un secolo fa il grande poeta Giovanni  Pascoli, forlivese doc, definiva la piada “... il pane, anzi il cibo nazionale dei romagnoli”.

Prendete mezzo chilo di farina, 30 grammi di strutto, una bustina di lievito, un pizzico di sale e   acqua tiepida quanto basta per avere un impasto omogeneo e il gioco è fatto! Bè dovrete avere ancora un poco di pazienza perchè l’impasto lieviti per una mezzoretta in un luogo tiepido, avvolto in un canovaccio e poi la vostra pasta, suddivisa in dieci pagnottelle, sarà pronta per essere stesa fino ad ottenere dei dischi dello spessore di due millimetri che debitamente cotti su un “testo” di pietra refrattaria o di ghisa si traformeranno finalmente nella ghiotta e profumata piada da accompagnare con qualche fetta di prosciutto crudo o qualche generosa cucchiaiata di formaggio squacquerone.

La piada è una delle infinite variazioni di prodotti a base di acqua e farina che da secoli, anzi da millenni accompagnano l’uomo. Non c’è zona d’Italia che non abbia il suo pane tradizionale, la sua focaccia, schiacciata, pizza, panigaccio, piada, crescente, gnocco, borlengo. Nella sola Emilia Romagna troviamo tantissime preparazioni simili ma sempre diverse, anche solo da paese a paese. E tornando appunto alla nostra piada e alle possibili varianti di preparazione, basti dire che in Romagna si usa il detto: ogni donna fa la piadina a suo modo.

Ma la piada in Romagna non è solo un cibo è uno stile di vita. Alla piada sono state dedicate canzoni e poesie e addirittura un sito internet. I chioschi della piada non mancano mai in riva al mare, nelle occasioni di festa, quando ci sono spettacoli. Gli spicchi di piada vengono serviti nei ristoranti accanto al pane e avidamente consumati da grandi e bambini. La piada è un modo di mangiare informale ma con radici molto antiche. Un modo di mangiare che ha saputo stare al passo con i tempi ma che in fondo è rimasto uguale a se stesso. Oggi molti mangiano la piada con la Nutella.... ma del resto anche nel modenese mettono la nutella nelle crescentine... in fondo la piada, la crescentina sono dei surrogati del pane e la cioccolata si mangia col pane no?. Quindi che sia farcita di prosciutto, di verdure, di formaggio, di marmellata o di nutella la piadina è sempre la piada. Un prodotto talmente radicato sul suo territorio che le è valso il marchio Igp, e cioè il marchio di Identificazione geografica protetta. E questo per i due tipi di piadina prodotti in Romagna.... del resto come sottolineavamo prima... ogni donna fa la piada a suo modo!

Con la denominazione "piadina romagnola riminese" la legge identifica la piada larga e sottile, con un diametro tra i 23 e i 30 centimetri e uno spessore da 1 a 3 millimetri. Con la denominazione "piadina Terre di Romagna" si indica, invece la piada più piccola e spessa, quella  con un diametro da 15 a 20 centimetri e uno spessore da 4 a 10 millimetri.

Spessa e panosa sottile e croccante la piada è sempre la piada e se avete già l’acquolina in bocca e volete saperne di più potete visitare il sito: www.piadinaonline.com

Azioni sul documento
Pubblicato il 05/02/2015 — ultima modifica 05/02/2015
Strumenti personali

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it