Casa della memoria dell'emigrazione

Acqua d'orcio o d'orzo (RE)

Si tratta  di una bevanda a base d’acqua nella quale si mettevano in infusione radici di liquirizia. Più precisamente gli ingredienti sono: radici di liquirizia, semi di finocchio, buccia di arancia, acqua.

Il territorio interessato alla produzione è da considerarsi storicamente il centro della città di Reggio Emilia. Vediamo come si produce.

Si fanno prima macerare in abbondante acqua le radici di liquirizia, successivamente si fa bollire il tutto, con l'estratto di liquirizia ed eventualmente semi di finocchio, anice e la buccia di arancia. Dopo lunghissima bollitura (anche fino a 24 ore) fare raffreddare e poi filtrare. Il prodotto ottenuto si allunga con acqua in proporzione uno a dieci.

Bevuta fredda è un ottimo dissetante.

La storia
Fin dal Rinascimento raccontano le cronache che a Reggio Emilia si diffuse l’uso dell’acqua d’orcio, bevanda aromatizzata alla liquirizia e anice che veniva versata, così si dice, nelle botteghe del centro come “servizio” per i clienti nelle torride giornate. Probabile la derivazione toscana, terra con la quale Reggio aveva fino dal Medioevo importanti contatti commerciali. L’usanza appresa dai mercanti toscani prevedeva di accattivarsi la clientela offrendo nel proprio negozio, gratis, acqua nella quale erano posti in infusione erbe, contenuta in un orcio, da lì acqua d’orcio o d’orzo. Presto si capì che la bevanda migliore era ottenuta con l’infusione di liquirizia che procurava effetti rinfrescanti e tonici.

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Pubblicato il 08/03/2015 — ultima modifica 08/03/2015
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