Casa della memoria dell'emigrazione

Da Renazzo al Massachusetts

La storia dell'emigrazione dalle campagne ferraresi verso gli Usa tra Otto e Novecento.

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Il 19 luglio 2013 una piazza di Renazzo, frazione del Comune di Cento, è stata intitolata agli emigrati che tra Otto e Novecento lasciarono queste contrade ferraresi per stabilirsi negli Stati Uniti, precisamente a Plymouth e dintorni, nello Stato del Massachusetts. Ne parla il volume "Nulla osta per il mondo", risultato di uno studio approfondito finanziato dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, promosso dalla Provincia di Ferrara, dalla Partecipanza Agraria di Cento, dalla Parrocchia di Renazzo, dalla Onlus Parco I Gorghi, e svolto dai ricercatori Paolo Borghi, Galeazzo Gamberini, Alberto Rabboni, Renzo Rabboni ed Ernesto Milani. Di quest’ultimo sono le pagine che seguono.

Il viaggio comincia dal porto

L’emigrazione da Renazzo sembra un segreto ben custodito che ora andiamo a svelare. Cominciamo dai numeri. Dal 1892 al 1924 circa 350 persone di Renazzo sono partite per gli Stati Uniti e registrate all’arrivo al centro di Ellis Island a New York. Se si aggiungono quelle arrivate precedentemente a Castle Garden prima del 1892 e coloro che viaggiarono direttamente verso Boston, quelli che non indicarono Renazzo come luogo di residenza bensì Ferrara o Italia e gli errori e le omissioni del caso, la cifra lievita verso le 500 persone. Una analisi campione del censimento federale di Plymouth e West Springfield ha indicato numerose persone arrivate ben prima del 1892. Se aggiungiamo le partenze dai paesi vicini, il fenomeno riguarda almeno 1300-1500 persone del circondario di Cento, i cui abitanti tra il 1880 e il 1910 oscillavano tra i 38-39mila.

Consideriamo i porti di partenza. Genova soprattutto, a volte Le Havre e qualche altro porto della Francia settentrionale come Cherbourg  o Boulogne-sur-Mer, ma anche Napoli. Genova per la comodità e anche per accordi con gli agenti d’emigrazione. Di fatto il viaggio via Genova era più lungo di quello da Le Havre, anche se in questo caso c’era il tragitto in treno via Parigi – Gare St-Lazare. Inoltre le navi francesi erano più comode di quelle italiane. A Genova però funzionavano bene anche le flotte tedesche. Una concorrenza quindi tra compagnie marittime. Napoli fu preferita in molti casi perché aveva il servizio diretto su Boston, ma a un costo superiore.
Il viaggio da Genoa a New York durava in media un paio di settimane, anche in funzione degli scali nel Mediterraneo, mentre nel 1912 una traversata da Le Havre a New York richiedeva non più di 8 giorni. Se aggiungiamo l’atavica paura dei viaggi via mare, aumentata dai racconti di tempeste e dei disastrosi effetti del mal di mare, la poca comodità dei dormitori riservati alla 3° classe e le tante tragedie in mare ( quella famosissima dell’affondamento del “Sirio”, ad esempio), molti quesiti hanno una risposta rapida.

Dove andarono i renazzesi

Finora, dall’analisi di dati e resoconti degli emigrati non è ancora chiaro perché fu scelto il Massachusetts. E’ vero che già dal 1870 qualche ardimentoso si era già avventurato per conto suo a Boston, ma l’ipotesi più avvalorata indica sempre gli agenti delle compagnie marittime e i procacciatori di manodopera incaricati dalle aziende americane come i veri iniziatori della migrazione cui fece seguito successivamente la ragnatela dell’emigrazione a catena. La Plymouth Cordage Company di Plymouth e i Puritan Mills, fabbrica di cordami e prodotti tessili, furono aziende pilota nel reclutamento di emigranti da adibire ai lavori generici, ma appare meno chiaro il motivo della scelta, ad esempio, di Springfield, la terza città del Massachusetts.
Molti lavorarono nelle fattorie abbandonate della zona dedicandosi poi alla vendita ambulante di frutta e verdura che precorse l’ingresso nel mercato della frutta e verdura all’ingrosso. Se all’inizio il lavoro specifico di un’azienda calamitò i primi emigrati, in seguito questa fase rappresentò soltanto il trampolino per entrare in attività che i renazzesi non avrebbero mai pensato di intraprendere al loro paese, dove la loro esperienza lavorativa si svolgeva soprattutto in campagna.Le destinazioni principali dei renazzesi furono quattro: Boston, Somerville, Plymouth e Springfield. Spulciando bene i documenti si possono aggiungere altre cittadine che aiutano a imparare la geografia del Massachusetts: Buzzards Bay, Sagamore, West Wareham, Bridgewater vicino a Plymouth; Norwood, Roxbury, Wellesley, Somerville vicino Boston;  Milford e West Springfield vicino Springfield.
Plymouth è la più antica città del Massachusetts, situata sul South Shore, la costiera meridionale che porta verso Cape Cod. Dista una cinquantina di chilometri da Boston e ha una popolazione di circa 60.000 abitanti. Nel 1890 ne aveva circa 7.300, nel 1900 circa 9.500 e nel 1910 durante il picco migratorio circa 12.000. A fine Ottocento la Plymouth Cordage Company era tra le fabbriche mondiali più importanti per la produzione di cordame. Nel 1964 l’azienda chiuse a causa della concorrenza delle fibre artificiali. Adesso la città vive soprattutto di turismo legato alla storia dei padri pellegrini arrivati a bordo del Mayflower nel 1620. L’evento è ricordato dalla Plymouth Rock e soprattutto dalla festa del ringraziamento che si celebra ogni ultimo giovedì del mese di novembre. La popolazione attuale di origine italiana è intorno al 15 %. Nel 1915 i 3.000 nati all’estero erano italiani soprattutto ferraresi e portoghesi delle Azzorre e di Capo Verde.
Boston è la città più importante del Massachusetts dal punto di vista industriale, commerciale e culturale. Sede di prestigiose università quali l’MIT e Harvard, conta oltre 600.00 abitanti. La popolazione di origine italiana è attorno all’8 %.
Somerville contava già 75.000 abitanti nel 1910. Città industriale raggiunse l’apice negli anni trenta quando contava oltre 100.000 abitanti. Poi il declino. L popolazione di origine italiana è attorno al 15%.
West Springfield conta circa 28.000 abitanti di cui quasi il 18% di origine italiana. Le attività economiche di primo novecento furono legate all’industria della carta, dell’automobile e della manutenzione del parco ferroviario (Mittineague rail yard).

Gli emigranti renazzesi erano generalmente identificati come italiani del sud. Soltanto verso il 1910 gli elenchi cominciano a riportare costantemente Nord Italia. L’emigrazione renazzese seguì il copione classico. Le avanguardie indotte a cercare fortuna nel Massachusetts erano composte da giovani che variavano in età dai 15 ai 40 anni, molti celibi, altri sposati che lasciavano temporaneamente la famiglia. Nel 1893 quando emigrarono oltre 50 persone, partirono anche delle famiglie intere, chiaro segno di una emigrazione anteriore di un certo successo vista la decisione di cambiare completamente la residenza. L’emigrazione sembra essersi interrotta tra il 1894 e il 1898 ( necessitano analisi in altre direzioni) ma riprende nel 1898. Tra il 1899 e tra il 1899 e il 1915 circa 200 persone prenderanno la via del mare e tra di esse molte famiglie.
Da non trascurare il fatto che assieme ai renazzesi viaggiarono spesso soprattutto nei primi anni del 1900 molti abitanti dei paesi vicini quali Alberone (200), Bevilacqua (4), Corpo Reno (7),  S. Agostino, Dodici Morelli (11), Buonacompra (3), Casumaro (25) Reno Centese (21) Pieve di Cento (23), Cento (almeno 350 confusi con Cento, Macerata e Cento, Sicilia).

Lo spartiacque della grande guerra

La prima guerra mondiale cominciò a segnare un primo spartiacque tra la generazione emigrata e i figli nati negli Stati Uniti. Molti ritornarono in Italia a combattere o semplicemente per rivedere le proprie posizioni. Molti dei figli si arruolarono nell’esercito americano e prestarono servizio sul fronte francese. Gli stessi figli che i genitori avevano favorito allo studio e all’intraprendenza seguirono e ampliarono le attività familiari o semplicemente ebbero lì’opportunità di entrare nelle professioni.
Nel 1920 l’emigrazione riprese vigore sia per i ricongiungimenti familiari sia per dare sbocco a molti giovani che si erano trovati in difficoltà nella ricerca di un lavoro. L’America era sempre l’ America. Nei quattro anni successivi un centinaio e più di renazzesi raggiunse i parenti o emigrò per la prima volta facendosi sponsorizzare da parenti o amici nell’area di Boston. Il 1 luglio 1924 l’ultima delle tante leggi restrittive, il National Origin Act, limitava l’ingresso al 2 % degli emigrati di ciascun Paese nel 1890. La quota applicata all’Italia fu di 5.645 persone. L’emigrazione oltreoceano, avversata anche dal fascismo, pose fine all’emigrazione italiana e naturalmente anche a quella renazzese.L’emigrazione dei renazzesi si concentrò soprattutto nelle quattro città sopraelencate (Plymouth, Boston, Somerville e West Springfield) ma con l’andar del tempo e grazie alla migliore conoscenza del territorio e alle reti familiari, qualcuno trovò lavoro altrove soprattutto nel vicino Connecticut. E attraverso la famiglia della moglie qualcuno finì in a Welland in Ontario, Canada, dove il canale omonimo dava lavoro a molte persone.

Le cose cambiano

Dal 1924 in poi le cose cambiarono. Mentre i padri mantenevano la propria identità, i figli nati e cresciuti in America cominciarono a integrarsi, come era logico. Tuttavia, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale non ci furono dei veri e propri scossoni. Nonostante episodi eclatanti come quello di Sacco e Vanzetti, o lo sciopero di Lawrence del 1912, gli italiani e anche i renazzesi non ebbero molti problemi. Ne sono testimonianza le semplici ma esemplari biografie nel primo secondo dopoguerra da Carlevale che illustrano il successo di molti renazzesi. Ho consultato almeno 100 biografie che danno un quadro molto interessante di come molti di loro riuscirono a emergere e far emergere i propri figli nel corso di una sola generazione. Incredibile la percentuale dei figli di questi emigrati che riuscì nel breve volgere di una generazione a ottenere un’istruzione fino alle scuole superiori e in molti casi universitaria e a entrare con forza nel mondo del commercio e delle attività in proprio.

Poi arrivò la seconda guerra mondiale con Pearl Harbour, l’internamento dei nippo-americani e anche di alcuni italiani definiti nemici stranieri. Gli italiani che avevano sostenuto in larga maggioranza il fascismo di Mussolini che aveva dato loro forz,a si ritrovarono dalla parte sbagliata. Essere italiani significava ritorsioni e dileggi. Fu così che molti cambiarono nome, soprattutto alle loro attività, altri lo avevano già fatto in passato al momento della naturalizzazione. Ad esempio, Luigi Cortelli era diventato Louis Knife. La lingua italiana e il dialetto che erano rimasti di uso corrente sparirono per sempre. Molti italo americani si arruolarono e in molti casi uscirono per la prima volta dallo stato  nativo. Fu l’inizio della dispersione. I continui matrimoni esogeni, la mobilità del dopoguerra e la chiusura di molte fabbriche cui seguì il rinnovamento urbano, non solo nel centro di Boston, contribuirono all’allontanamento dalle radici personali. Il cambiamento creato dalla riscoperta etnica degli anni sessanta da parte degli afro americani risvegliò in parte anche gli italiani in generale. Essere italo americani divenne in generale più facile e il rapporto con il Paese degli antenati meno conflittuale. Ecco perché la quarta e la quinta generazione ritornano ad interessarsi dell’Italia, com’è il caso di Bob Ardizzoni.

Storie di uomini

Il quadro è molto complesso e le opportunità di ricostruire la storia dei renazzesi emigrati e rimasti in patria molto vaste. Manca ovviamente una ricerca sul campo sia in Italia sia nel Massachusetts. Una tesi di laurea sull’emigrazione italiana scritta da Stephen Littlejohn è stata chiesta in prestito ma mai  restituita alla biblioteca di Plymouth.
Quella dei renazzesi è una storia di uomini che si sono trasformati e hanno lasciato tracce conosciute e sconosciute. Come ad esempio Enrico Tassinari che figura tra gli italiani illustri scelti da Aldrovandi nel 1906 per il suo volume sugli italiani degli Stati Uniti. Nato a Renazzo il 21 settembre 1840 seguì le orme del padre Vincenzo nel mondo dell’edilizia dopo aver studiato disegno. Capomastro muratore e commerciante di legname emigrò direttamente a Boston nel 1884. La moglie e i quattro figli si riunirono a lui in fasi successive. Febbre americana, dissesti economici, sete d’avventura?  Partì come carbonaio. Entrò nel mondo del commercio e già nel 1891 rilevò l’attività del socio John Scaroni. Divenne cittadino americano il 21 gennaio 1893 quando la grande migrazione da Renazzo era appena cominciata. Nel 1906 l’attività commerciale era condotta dai figli Vincenzo e Aldo. Il padre  pur lavorando ancora trascorreva periodi di riposo in una casa di campagna a Somerville, appena fuori Boston dove molti altri renazzesi erano emigrati agli inizi del 1900. La genealogia dei Tassinari è on-line e dà una chiara idea della propagazione di questa famiglia nel mondo.
E da dove saranno mai partiti Carlo Tassinari fotografo nato in Italia nel 1827 e residente New York nel 1880 ed  Ercole Tassinari nato invece nel 1845, di professione gioielliere come diversi altri renazzesi in America, sempre residente a New York?

Nelle incertezze delle pieghe del movimento umano troviamo il tempo per onorare la memoria dei Vantangoli, originari di Brisighella (Ravenna), da dove partirono nel 1907 alla volta di Plymouth. Entrano nella nostra storia attraverso la moglie di Paolino Vantangoli, Diella Forni. Nata a Decima di  Persiceto emigrò nel 1906 a Scranton, Pennsylvania, terra di minatori. Diventata levatrice si trasferì poi a Plymouth. Durante gli anni trenta, in piena depressione economica, il marito si industriava come poteva raccogliendo molluschi sulla spiaggia e soprattutto l’irish moss, un’alga usata nell’industria cosmetica. Siccome l’alga è commestibile, si utilizza anche per evitare la filtrazione della birra, conferirle un aroma pieno e secondo alcuni ispessendone pure la schiuma. Un gusto da veri amatori della birra artigianale.  Dopo anni di declino a causa della concorrenza dell’alga filippina, meno cara ma risultata infine inadeguata al processo di trasformazione, i Vantangoli hanno ripreso a rifornire i micro birrifici di mezzo mondo del loro particolarissimo prodotto. Un processo speciale di essiccatura e una lavorazione con macchinari da loro inventati permette di separare le duecento tonnellate di irish moss raccolte annualmente dall’Oceano Atlantico dalle impurità  purità e dai molluschi e preparare il prodotto finito da spedire in tutto il mondo. Questo è uno scorcio sul grande panorama di Renazzo.

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Pubblicato il 07/11/2013 — ultima modifica 07/11/2013
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