Casa della memoria dell'emigrazione

Burgoni's story

Giliola Burgoni si è messa sulle tracce degli emigrati che dal Frignano raggiunsero alla fine dell’Ottocento le città minerarie dell’Illinois. Ha ritrovato i suoi cugini a Spring Valley, nei cui menu compare «tortellini soup». Grazie a lei, i comuni di Spring Valley e Montecreto ora sono gemellati.

Domenico Fiocchi, La Salle, Illinois, 1925Geminiano Burgoni, Galveston, Texas, 1934

Cos’hanno in comune il Frignano e l’Illinois Valley? La risposta si trova nei  libri di emigrazione “Dagli Appennini allo Spoon River” di Pier Giorgio Ardeni  e “La valigia di cartone” di Walter Bellisi, pubblicati rispettivamente nel 2011 e nel 2004. A questi si aggiunge ora la ricerca di Giliola Burgoni, grazie alla quale si è approfondito il percorso di avvicinamento tra le comunità modenese e americana, che ha portato agli accordi di gemellaggio nell’agosto 2013 tra il Comune di Montecreto e quello di Spring Valley.

La ricerca della Burgoni prende le mosse dai due precedenti volumi, che avevano messo in luce la consistenza del flusso migratorio dall’Appennino modenese verso l’area mineraria dell’Illinois. Nel 1888, spiega Bellisi, Modena era la ventesima provincia italiana con il più alto tasso di emigrazione, e la prima in Emilia-Romagna. In quello stesso anno partirono 4673 persone, di cui solo 344 con destinazione Europa. La maggior parte sbarcava nei porti di Buenos Aires, San Paolo e New York.  Molti emigranti da New York prendevano la strada interna per l’Illinois, per lavorare nelle miniere di carbone di questo Stato. Le coal mines della contea di Putnam, come Toluca, Mark, La Salle, Cherry, Ladd, Standard, videro la fatica e il sudore dei nostri montanari; e quando furono chiuse, lasciarono il posto alle miniere delle cittadine di Highwood e di Highland Park, a nord di Chicago.

Il “Burgoni Day” a Montecreto

“Nei giovani di terza generazione c'è un grande desiderio di conoscere il territorio che i loro nonni hanno lasciato nei primi anni del secolo scorso e con entusiasmo l'Agenzia Viaggi di Spring Valley sta programmando un viaggio in Italia che comprenda la scoperta del Frignano dal punto di vista naturalistico e storico-culturale”, dice Giliola Burgoni, che nel maggio 2013 ha fatto visita al Mayor di Spring Valley Walter Marini e alla sua comunità portando una lettera del Sindaco di Montecreto. A Spring Valley ha scoperto che, nonostante nessuno parli più l’italiano, le origini modenesi non sono state dimenticate, almeno per quanto riguarda le abitudini culinarie, tramandate di generazione in generazione, e i cognomi, che sono ancora gli stessi che si trovano nel Frignano. Le donne, infatti, continuano a fare i tortellini nei locali messi a disposizione dalla St. Anthony's Church. E molte famiglie custodiscono nelle loro “scatole dei ricordi” fotografie e lettere dei nonni e bisnonni: è il filo che le tiene legate al loro paese d’origine al di là dell’Oceano.

Tra gli oltre 2500 nomi di passeggeri provenienti dal Frignano letti nei registri di Ellis Island, Giliola Burgoni ha trovato anche persone che portavano il suo stesso cognome. Una di queste è Antonio Burgoni, partito ventunenne da Montecreto nel 1907 e approdato a Ladd dove già si trovava il suo cugino Pinotti. L’altro è suo fratello Geminiano, che lo raggiunse nel 1908 all’età di 45 anni.
Geminiano Burgoni nel 1911 si trasferì in Texas dove fino alla sua morte nel 1935 si occupò della fattoria che solo negli ultimi anni era riuscito ad acquistare. Le figlie Virginia e Dora nell'estate 1969 vennero in Italia per incontrare Egidio, il fratello che nel 1909 non era partito con la madre e gli altri tre fratellini.

Antonio rimase tutta la vita a Cherry dove gestì la Cherry's Tavern. Morì nel 1942 e il suo unico figlio maschio Joseph Anton continuò la stirpe con i suoi cinque figli, i gemelli David e Diane, Joseph Anton Jr., Daniel e Jerry. Quest’ultimo, il più giovane, mostrò alla lontana cugina Giliola, al suo arrivo a Spring Valley, una composizione esposta in salotto e realizzata con le foto di Montecreto che lei gli aveva inviato, raffiguranti  il cinquecentesco ponte di Olina e la porta dell'antico Comune di Burgone. E’ stato Jerry il primo ad attivarsi per il viaggio in Italia con i suoi fratelli e le relative mogli, sulla traccia dei luoghi da dove era partito il loro nonno più di un secolo fa, e che solo le figlie di Geminiano hanno visto. Per accoglierli, Giliola organizzerà il 27 settembre prossimo a Montecreto il “Burgoni Day”.

Domenico, una partenza con ritorno

“C'è in tutti i discendenti degli uomini e donne che hanno lasciato il Frignano agli inizi del secolo scorso, un desiderio, una nostalgia inconscia, un forte legame con le nostre tradizioni, che soprattutto le donne sono riuscite a preservare, grazie anche al fatto di aver avuto una vita più lunga in confronto ai loro uomini, morti a causa del black damp, le esalazione delle polveri di carbone”, spiega Giliola. La quale, tra gli emigranti partiti da Montecreto, ha scovato anche il nonno materno Domenico Fiocchi e il suo zio Alessio, partito nel 1903 e morto a Spring Valley nel 1962, poco dopo il viaggio in Italia per rivedere per l'ultima volta i luoghi che aveva lasciato.

Alessio Fiocchi, nato ad Acquaria di Montecreto nel 1882, si sposò due anni dopo l’arrivo a Spring Valley con una donna di origini piemontesi, Clara Artemisio, dalla quale ebbe un figlio, Domenic, e tre figlie, Theresa, Mary, morta molto giovane, e Catherine. Quest’ultima, sposata con Vernon Stowe, ha due figli, John e Jim, che vive in South Carolina. La figlia maggiore di John,  Amber Dhesse Stowe, vive a Spring Valley e ha raccolto tutti i ricordi della nonna Catherine, i documenti e la corrispondenza che negli anni passati la famiglia aveva ricevuto dal paese di origine. Fra le lettere conservate, anche quella indirizzata da Giliola Burgoni nell'aprile 1961 al cugino Jim.

Domenico Fiocchi, nato nel 1896, era  il maggiore di otto figli. A 15 anni andò a fare il pastore in Sardegna, poi emigrò in Francia, a Tolone, per lavorare in una conceria. Rimase due anni, quindi partì per la Grande Guerra, dalla quale, dopo un lungo periodo di prigionia, tornò a Montecreto vivo (insieme a pochi altri) e decorato. Ma la casa che ritrova ad Acquaria è fredda e vuota: il padre Giuseppe, fratello maggiore di Alessio, è emigrato in Africa, sua madre Annunziata è morta durante l'epidemia di "spagnola" e i suoi fratelli più piccoli vivono presso parenti. Di fronte alla mancanza di prospettive, scrive allo zio Alessio e nel 1920, a 24 anni, parte anche lui per l’Illinois. Lavora per i successivi cinque anni nelle miniere di Spring Valley e Ladd. Con i soldi risparmiati e un bellissimo baule dove ha messo tutto quello che possiede, Domenico torna a Montecreto con l’intenzione di sposarsi e farsi una famiglia. A una festa, conosce Cesira, una ragazza di 18 anni che ha ereditato dal padre una casa e un pezzo di terreno che deve essere coltivato. Si sposano subito. Lo chiamano "l'americano" e lui ne è fiero. Il periodo passato in America rimane sempre vivo nella memoria di Domenico, dai cui racconti mai trapelano le difficoltà che ha certamente incontrato. Saranno solo le memorie degli anni di guerra a rimanere indelebili fino alla sua morte nel 1973.

La donna più vecchia del mondo

Una curiosità: da Sant’Anna, frazione del Comune di Pievepelago, emigrò a 23 anni nel 1920 Dina Manfredini, morta nel dicembre 2012 a 116 anni e considerata la donna più vecchia del mondo. Dina ha sempre vissuto a Des Moines, Iowa.

Le terze e quarte generazioni di queste famiglie del Frignano vivono tuttora nella Illinois Valley. Ogni piccolo gruppo di case a Montecreto come a Pavullo, a Lama Mocogno, Riolunato, Pievepelago, Fiumalbo, Polinago, Serramazzoni,  e anche  a Sestola e a Fanano, vedeva partire giovani e padri di famiglia alla volta di un duro e pericoloso lavoro in miniera, con la speranza di un futuro migliore per i propri figli. Le destinazioni erano la valle dell'Illinois, oppure le miniere di Pennsylvania, Missouri, Oklahoma, Indiana, Iowa, Texas. “Sono stati così in tanti a partire dal Frignano, che le ricerche sembrano non avere mai fine”, conclude Giliola Burgoni.

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Pubblicato il 01/05/2014 — ultima modifica 01/05/2014
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