Casa della memoria dell'emigrazione

L'ultimo italiano di Bicaz

La storia dei fratelli Eram, arrivati in Romania all'inizio del Novecento

Le gole di Bicaz

Non c'è nessuna logica in questa fine di agosto. Fa caldo, fa freddo, e poi si sta di nuovo bene. Qualche nuvola sparsa si dirige in fretta verso Est, dopo un breve incontro con le sue sorelle maggiori dell'Occidente. La macchina corre ad una velocità di oltre cento chilometri all´ora e lascia indietro i villaggi, le città, le case solitarie e disperse sui colli, i ricordi di un attimo legati al paesaggio.

Vado di nuovo a Bicaz. Due anni fa, "ho scoperto" qui Petru Barassi, l'ultimo "taliano" di questa piccola località di montagna. Recentemente ho saputo però che nella località c'è ancora la moglie di uno dei fratelli Eram, una famiglia di italiani arrivata in Romania agli inizi del secolo scorso. Nessuno dei sette fratelli Eram - Grigore, Iosif, Rudolf, Anton, Victor, Maria e Ruji - vive ancora, ma i loro discendenti, sparsi nell´intero paese, portano avanti con onore il nome della famiglia.

Vado in via Uzinei al n.11. Busso piano alla porta di fronte alla casa. Nessuno. A qualche passo da me, al di là del cancello, un cane mi guarda curioso. Sto spettando. Dietro, sulla strada, qualche passante. Guardo dietro la casa. Le montagne. Che paesaggio stupendo! Dovrebbe essere immortalato. Ci rinuncio. Cammino piano per un viale che conduce al cortile, dall´altra parte dell'edificio. Sento voci. Mi avvio verso la cucina usata d'estate, busso alla porta. Aspetto di nuovo. "Entri pure! La signora è in casa", mi informa una vicina. Esito. "Entri!, ripete lei. Entro. Faccio due passi e, sulla soglia, mi viene incontro la signora Ecaterina Eram, la moglie di Anton, il quarto figlio. Mi sorride. Si appoggia a un bastone.

Le spiego perché sono venuto. Non sembra sorpresa. Dopo qualche minuto avevamo già attraversato la galleria del tempo. Eravamo di nuovo alle origini, da qualche parte, dove il tempo raggiunge la perfezione. "Dopo la morte del padre" - mi racconta la signora Ecaterina - "Grigore, il figlio maggiore, si prese cura di tutti. Fu lui il capofamiglia. Almeno lo era quando io ho sposato Anton".

Nel 1946, poco tempo dopo essersi conosciuti, Ecaterina e Anton, il quarto dei fratelli Eram, decisero di unirsi in matrimonio. Ma il Paese attraversava un periodo abbastanza difficile: era cominciata la carestia. I due decisero di stabilirsi per un periodo a Vatra Dornei, dove, si diceva, la gente stava un po' meglio. Anton fece di tutto per la sua famiglia: scaricò vagoni, lavorò in miniera, niente e nessuno lo poté fermare dal portare a casa il pane quotidiano. Nel 1948 nacque il loro unico figlio, Romulus, ex-vice sindaco della città di Botosani (regione a Nord Est della Romania) e specialista presso l'Istituto di progettazione. Nello stesso anno furono chiamati al Consiglio Popolare (ex-Comunisti) ed e´ stato chiesto loro se desideravano mantenere la cittadinanza italiana o se volevano, insieme al bambino, ottenere la cittadinanza rumena e restare nel Paese. Presero subito la decisione, sebbene difficile e da allora il loro destino si è unito alla storia di questa zona.

"Anton parlava italiano soltanto con i genitori, specialmente con sua madre, che pronunciava con difficoltà le parole rumene. Mio suocero, però, era abbastanza bravo col rumeno", mi spiega la signora Ecaterina. Il suo sguardo si ferma sul mio quaderno degli appunti. Faccio fatica a prendere appunti. Sono abituato al registratore che, da un po' non funziona più. "I fratelli Eram andavano d´accordo soprattutto con i Barassi, con cui giocavano abbastanza spesso a bowling. Anton era sempre tra i più bravi".

Pian piano il tempo sembrava sparire. Dietro, le montagne. Al di là di queste, famiglie di italiani che ballano e giocano insieme. Frammenti di vita, un puzzle dimenticato in un angolo del tempo. "Anche se non sempre partecipavo a questi incontri, ricordo con piacere gli incontri di Bratis, Tarcau. Lì si radunavano tedeschi, ungheresi, turchi e italiani e andavano d'accordissimo. Erano più uniti, un po' diversi dai rumeni con cui convivevano".

Ho lasciato Bicaz. Dietro di me, gli abitanti del ex territorio reale che badano tranquillamente alla loro vita. E´ arrivata una nuova stagione. Fra poco l'inverno con la sua neve farà stare ognuno di loro accanto alla stufa. Inizia la stagione delle fiabe. Semplici ricordi amplificati fino a diventare mito. Una semplice storia, ma come è importante per l'essenza di ciascuna persona...

Emanoil Arhip (Iassy – Romania)

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Pubblicato il 05/01/2012 — ultima modifica 04/04/2014
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