Casa della memoria dell'emigrazione

Luigi Papaiz, la maniglia del Brasile

Prima la fabbrichetta di Bologna nel 1947, poi lo stabilimento fondato a San Paolo nel 1952 e quindi la grande impresa aperta a Diadema nel 1982, che oggi esporta in 20 Paesi: è la traiettoria del successo di uno dei simboli dell'eccellenza italiana all'estero.

Luigi Papaiz

Se aprite una porta in Brasile, la maniglia è quasi sicuramente Papaiz. E anche in altri paesi americani, del nord e del sud, e in Asia, dove Luigi Papaiz aveva diffuso il suo impero economico nel settore delle serrature. Luigi Papaiz non ha fatto in tempo a vedere l’alba del 2004: è morto qualche giorno prima nella sua casa di Bologna, dove si era ritirato a vivere alla fine di una carriera di successo, stimato e ricordato da tutti non solo come imprenditore ma anche come benefattore e mecenate. Papaiz era stato premiato come “ambasciatore” dell’italianità all’estero nel settembre 2003 al Vittoriano di Roma dal ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. Il riconoscimento aveva reso felice la comunità italo-brasiliana che aveva in lui il suo più prestigioso rappresentante.

Nato nel 1924 in Friuli ma bolognese d’adozione, Papaiz è sempre stato legato al capoluogo emiliano e alla nostra regione. A Bologna ha studiato presso il collegio Don Bosco dei Salesiani, ha sposato Angela, una bolognese, e dalle Due Torri è partito per tentare la fortuna in Brasile; e infine vi è ritornato a vivere, non appena abbandonato il proprio impegno nell’impresa. Ha rappresentato al meglio l’intelligenza e lo spirito d’iniziativa dei nostri emigranti, creando dal nulla un impero della serratura e conquistando mercati sempre più vasti, in Brasile e all’estero.

E’ stato lui, sbarcato con pochi soldi nel porto di Santos nel 1952, a brevettare nel 1996 un gruppo di maniglia-serratura dotato di un rivoluzionario cilindro "tetra" a prova del più abile degli scassinatori. Le foto ingiallite che lo ritraggono insieme ai suoi collaboratori davanti alla prima fabbrichetta, nel 1952, sono ormai un lontano ricordo dei tempi eroici. La prima vera sede del Gruppo Papaiz, degna di un’impresa in forte crescita, è stata la palazzina anni ’60 di Villa Prudente, a San Paolo, utilizzata dal 1960 al 1982, l’anno in cui è stato inaugurato il grande stabilimento di Diadema, una cittadina nell’hinterland di San Paolo. Serrature, serramenti, infissi, sistemi di sicurezza ad alta tecnologia: l’impresa di Papaiz agli inizi degli anni ’80 era diventata una holding che esportava in 40 paesi del mondo, con filiali commerciali in Canada, Stati Uniti, Argentina e in Asia.

Oggi il Gruppo Papaiz ha ben tre unità produttive, tre grandi stabilimenti industriali dotati delle più avanzate tecnologie: la Papaiz, la Udinese Metais e la Papaiz Nordeste, quest’ultima nella sede di Salvador (Bahia) inaugurata nel 2000. L’ultimo passo del Gruppo è stato la creazione di Friuli Agropecuária, che svolge attività nel settore della riforestazione nelle regioni del Mato Grosso del sud e di Bahia.

Convinto cattolico, Luigi non ha mai scordato gli insegnamenti appresi dai Salesiani a Bologna e ha utilizzato la propria ricchezza a beneficio della comunità italiana, attraverso opere di beneficenza e solidarietà, a partire dal “Creche Dom Bosco”, il giardino d’infanzia inaugurato nel 1982 insieme alla fabbrica di Diadema. Da semplice luogo di custodia dei bimbi dei suoi operai, il Dom Bosco è diventato una vera e propria scuola con attività di alfabetizzazione e socializzazione per i figli dei dipendenti, totalmente gratuita. Le iniziative benefiche e di mecenatismo hanno più volte riguardato la comunità emiliano-romagnola di San Paolo, verso la quale l’industriale ha sempre dimostrato grande affetto. Tra i molti interventi, Papaiz ha contribuito alla creazione di una “Piazza Italia” a San Paolo e alla costruzione della nuova sede della “Eugenio Montale”, la scuola italiana della metropoli brasiliana: uno splendido edificio dalle linee modernissime come le costruzioni delle sue fabbriche.

“Avendo frequentato l’Istituto Salesiano a Bologna – ha spiegato Papaiz – ho ricevuto un’impronta di sensibilità verso i problemi sociali”. L’esperienza presso i Salesiani, dove ha frequentato il corso di tecnico industriale, è stata per lui fondamentale. "Tengo a sottolineare sempre - amava ripetere - che non ho avuto pace fino a quando non ho potuto costruire accanto alla mia fabbrica una cappella in onore di Don Bosco". La cappella, un progetto avveniristico poggiato sull’acqua, è stata inaugurata nel 1988, centenario della morte del santo: Papaiz era felice come quando aprì la sua prima fabbrichetta.

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Pubblicato il 24/04/2014 — ultima modifica 24/04/2014
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