Casa della memoria dell'emigrazione

Tango con i pinguini

L'Argentina vista da un giovane emiliano-romagnolo residente in Belgio, Marco Foschi.

Il ghiacciaio Perito Moreno in Patagonia. Foto: Wikipedia Commons.

Lontana, grande, misteriosa. Ho sempre provato attrazione per l’Argentina, non so per quale motivo. Forse perché ho sempre vissuto in un paese, il Belgio (dove la mia famiglia è emigrata 50 anni fa), in cui i due punti più distanti non superano i 400 chilometri. Questo viaggio in Argentina mi ripromettevo di farlo da tempo, senza però credere veramente di riuscirci. Invece è successo. Si parla tanto di emigrazione per ragioni economiche, la mia, invece, è stata romantica: per amore. C’è un motivo migliore per viaggiare? In questi tempi di alta tecnologia, l'esotico si trova a poche ore d’aereo. Dopo un viaggio di 16 ore, eccomi nel mio Eldorado. I nostri occhi si sono incrociati per lunghi minuti e non ho più lasciato la sua mano per un mese.

La prima settimana ho girato Buenos Aires con la guida in tasca, cercando una conferma a quello che c’era scritto. Dopo un po’ ho abbandonato la guida e mi sono lasciato andare in queste strade brulicanti di vita, dove lo stress della modernità balla uno strano tango con la tradizione, perdendo dolcemente le mie ore tra il traffico e il tempo del mate.

Mi sono lasciato Buenos Aires alle spalle e, come un gaucho moderno, ho preso un Pinguino gigante per scendere verso la costa atlantica. I tempi cambiano, ma anche se con la tv abbiamo già fatto tanti viaggi virtuali stando comodamente seduti sulla nostra poltrona, vedere le cose dal vero fa un altro effetto. Il gigantismo del paesaggio fa girare la testa. Per la prima volta nella mia vita ho visto l’orizzonte. Mi restava impresso negli occhi per centinaia di chilometri. La mia destinazione era Puerto Madrin, e poi la Peninsula Valdes. Dopo la sistemazione in hotel, sono andato incontro al mare, all’Oceano, correndo. Guardavo la spiaggia e gli edifici che vi si affacciavano, e mi dicevo: ho già visto questo posto. Cercando di ricordare dove, le immagini mi diventavano un po’ più chiare. C’era una strana somiglianza con qualcosa di familiare…, ma sì, con l’Italia: mi sembrava di essere in una sorta di Cesenatico argentina, dove gli edifici non avevano ancora mangiato la spiaggia. Ma un piede nell’acqua mi ha fatto tornare velocemente alla realtà: troppo fredda per pensare al Mediterraneo!

Il vero colore del ghiaccio

Più che una spiaggia, Puerto Madrin è il punto di partenza per la Peninsula Valdes, un’oasi protetta, terra di accoglienza per numerose specie animali tra cui la balena franca. Ogni anno, in luglio e agosto, vengono qui a centinaia per riprodursi, suscitando l’interesse degli scienziati. Anche se non ho potuto ammirare la balena, perché non era il periodo, mi è rimasta impressa una fauna bellissima di pinguini, elefanti di mare, lupi marini, visti tanti volte in tv ma emozionanti dal vivo come il sogno di un bambino che si realizza. Tra tutti, mi ha impressionato per la sua stranezza il "peludo argentino", che con la sua corazza pelosa sembra fuori dal tempo, anche se è molto socievole e passeggia tranquillamente al ritmo dei clic dei fotografi. Ma come i lama sulla strada del ritorno, il tempo fugge. E il mio viaggio sta per finire. Prima di tornare, mi restano da vedere i ghiacciai.

Si sente spesso parlare di specie in via di estinzione. I ghiacciai a causa del riscaldamento climatico sono tra queste, stanno sulla linea del fronte. Periranno? Molti hanno già perso la loro forza e, feriti, tornano lentamente verso le montagne. C’è un ghiacciaio, però, che continua il suo combattimento e rimane al proprio posto, maestoso, imperiale. Il "Perito Moreno" mi avevano detto, è l'ultima cosa da vedere in Argentina, perché dopo di lui "non c'è più niente che ti può colpire". Mi sembrava una frase fatta, invece, arrivato nella "Valle dei Sospiri", ho capito che nessun posto  aveva mai avuto un nome più appropriato. La vista del Perito Moreno mi ha lasciato senza difese, senza parole davanti allo spettacolo della natura. Di fronte a questi campi di ghiaccio, parla solo il silenzio. Lo spettacolo diventa totale quando ci si avvicina con la nave. Vedi il colore del ghiacciaio: un azzurro intenso, che trasforma il ghiaccio in pietra preziosa. A volte, il grido del ghiaccio si fa sentire. Sempre in movimento, i blocchi alti 80 metri si toccano, si spingono e si rompono con un rumore da fine del mondo. Caduto, fa uscire dall’acqua un’onda bassa e potente che lentamente si avvicina come un killer e colpisce con forza la nave. Il pezzo di ghiaccio, l'iceberg solitario, andrà a finire i sui giorni viaggiando nel lago.

Qualche giorno dopo, tornato in Belgio, avevo l'impressione di avere sognato tutto. Mi sono rimaste le fotografie come prova di realtà. Tornerò in Argentina, mi resta tutto "el Norte" da scoprire...

 

Marco Foschi, Charleroi, Belgio

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Pubblicato il 06/01/2012 — ultima modifica 04/04/2014
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