Casa della memoria dell'emigrazione

La voce del tango

Cantante, attore e regista, Hugo del Carril fu uno dei grandi personaggi dello spettacolo argentino negli anni ’40 e ’50. Il suo vero nome era Ugo Fontana e la sua famiglia era di origine reggiana.

Del Carrill era un idolo delle masse per la sua simpatia, bravura, dizione perfetta: una speciale mistura di porteñidad e di criollismo; un fascino nato dal suo essere profondamente argentino e, come tutti gli argentini, profondamente straniero a se stesso. Tra i molti film che da quel momento cominciò a interpretare, vi fu anche la Vida de Carlos Gardel, la stella luminosa del tango. Ed era soprattutto il cinema a trascinare e diffondere la sua fama di interprete “gardeliano”, capace di infondere nel tango delle grandi orchestre – quello suonato nei lussuosi cabaret del centro – la passione delle zone più marginali e popolari di Buenos Aires: là dove il tango è nato, tra i suburbi e i caffè peccaminosi frequentati dagli immigrati italiani e spagnoli. Tra i tanti successi di Del Carril, Nostalgias, Nada más, Nubes de humo, Buenos Aires ricordano l’Argentina di allora, ricca di sogni e di amore. Negli anni Cinquanta Hugo del Carril fece il suo esordio nel cinema come regista.

La sua prima pellicola fu Historia del ‘900, ma le maggiori soddisfazioni, dal punto di vista artistico, gli arrivarono da Las aguas bajan turbias nel 1952. Il soggetto era tratto dal libro El río oscuro del militante comunista Alfredo Varela, che collaborò dal carcere e che Del Carril, intercedendo presso Perón, riuscì a far liberare. “Mio padre – racconta Marcela – aveva conosciuto Eva Perón quando lei faceva l’attrice radiofonica. Fu Eva a presentarlo al marito, che in quel tempo era ministro della guerra e non ancora presidente. Con lei, mio padre parlava di molte cose, soprattutto dei problemi della gente umile, perché Evita non si era scordata dell’ambiente popolare da cui proveniva”. Del Carril eEva Duarte approfondirono la loro conoscenza nel 1945 sul set del film La cabalgata del circo. L’adesione al peronismo, al quale dedicò la leggendaria Marcha peronista che divenne la colonnasonora del movimento, costò a Del Carril l’irritazione degli ambienti artistici ostili a Perón.

La parabola discendente cominciò verso la fine degli anni Cinquanta, e vi giocò un ruolo la sua lealtà al peronismo, che lo tagliò fuori dall’élite intellettuale del tempo. Quando nel ’55 un colpo di stato militare pose fine al governo e Perón dovette fuggire, Del Carril “fu arrestato nella sua casa – dice Marcela – e rinchiuso in prigione quattro mesi, con l'accusa di aver finanziato un suo film con fondi statali e di contrabbando di pellicole vergini. Il giudice, che aveva capito la natura della persecuzione, lo interrogava in carcere per evitargli la vergogna di essere trasferito in camion al tribunale e stabilì, infine, che l’unico reato commesso era quello di avere cantato la marcia peronista.

 

link all'articolo "La voce del tango" pubblicato sulla rivista ER n. 2 / 2006

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Pubblicato il 14/11/2014 — ultima modifica 24/11/2014
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