Casa della memoria dell'emigrazione

Il medico dei minatori e degli emigranti

Stefano Cavazzuti assisteva i malati sui bastimenti. Fondò il primo ospedale italiano a La Plata, in Argentina.

Il 3 maggio 2008 a Cesena, la Regione Emilia-Romagna ha conferito un attestato di benemerenza a Stefano Cavazzutti, medico e scienziato sconosciuto ai più, in realtà importante figura di romagnolo in campo scientifico, umanitario e nel mondo dell’emigrazione. A Cavazzutti si deve, tra l'altro, la fondazione del primo ospedale italiano a La Plata, in Argentina, che ancora esiste. Il suo animo generoso, la libertà di spirito e la vivace intelligenza, l'hanno portato a interessarsi, come medico e scienziato, prima ai poveri della Romagna, e poi agli emigrati italiani.
Stefano Cavazzuti
La sua vicenda umana comincia ad Alfonsine, in provincia di Ravenna, dove nasce nel 1845. Maestro elementare e autodidatta, imparò dal padre l’arte medica, che esercitò per un periodo senza la laurea per puro spirito filantropico. Fervente mazziniano, segnalò per primo le difficili condizioni di vita dei minatori della Boratella di Cesena, accattivandosi la stima di tutta la popolazione. Un rapporto anonimo sull’esercizio abusivo della professione medica lo costrinse ad abbandonare le miniere di zolfo della Boratella. A 33 anni, sostenuto da Aurelio Saffi, leader mazziniano, si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna, dove si laureò in soli tre anni nel 1882. Fu tra i primi a combattere nel 1886 il colera, "lo zingaro maledetto", come veniva chiamata in Romagna la mortale malattia, che nella sola Ravenna causò oltre 500 vittime.

Cavazzutti era legato da fraterna amicizia a Bartolo Nigrisoli (1858–1948), medico chirurgo, dal luglio 1922 ordinario di Clinica Chirurgica e Medicina operatoria a Bologna sino al 1931, quando venne espulso per non aver giurato fedeltà al regime fascista. Ebbe anche la stima di letterati come Olindo Guerrini, Corrado Ricci, Pier Desiderio Pasolini e Sante Muratori.

Animo libero e ribelle, lasciò definitivamente l’Italia nel 1887 per esercitare la professione medica in Argentina e Paraguay. Nel 1886 sui bastimenti in partenza da Genova curava e confortava i malati. Nel 1888 si stabilì a Santa Fe, poi nella colonia agricola di San Justo e infine, sempre in Argentina, a La Plata. Quando in quest’ultima città venne inaugurato nel 1903 l’Ospedale Italiano Umberto I, ne divenne il primo direttore sanitario. Mantenne sempre i rapporti con gli amici medici dell’Università di Bologna per essere aggiornato sui progressi in campo sanitario. A Bologna ritornava per congressi medici ogni volta che poteva.

Cavazzutti accompagnò il grande naturalista argentino Florentino Ameghino nelle spedizioni lungo il Rio Quequén. Poi fu in Brasile e successivamente in Paraguay nella provincia, allora ancora arretrata, di Misiones, dove studiò le malattie che falcidiavano gli emigrati italiani. Dal 1909 cominciò a donare alla città di Ravenna materiale etnografico proveniente dalle Americhe. Le collezioni hanno dato vita al Fondo Cavazzutti istituito presso il Museo Natura di Sant’Alberto di Ravenna.

Le sue pubblicazioni sono conservate presso la Biblioteca Classense di Ravenna. Nel 1921 pubblicò scritti su Dante Alighieri in occasione dei secento anni anni dalla morte. Durante il viaggio per partecipare a un congresso medico a Bologna si ammalò. Morì nel 1924 nel capoluogo emiliano.

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Pubblicato il 08/01/2015 — ultima modifica 08/01/2015
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